Nei giorni scorsi, durante le proteste a Belgrado, il governo serbo è stato accusato di aver utilizzato un’arma controversa contro i manifestanti. Si tratta del “cannone sonico”, tecnicamente chiamato Long Range Acoustic Device (LRAD): un dispositivo che emette onde sonore ad alta intensità, utilizzato per disperdere le folle durante le manifestazioni. Sebbene le autorità serbe abbiano negato ufficialmente l’utilizzo, affermando che questi dispositivi sono illegali nel paese, le testimonianze e alcuni video suggeriscono il contrario. Tanto che le polemiche hanno portato l’Unione Europea a chiedere un’indagine approfondita su quanto accaduto.

Le proteste di Belgrado prima e dopo il presunto uso del cannone sonico
Le proteste di Belgrado prima e dopo il presunto uso del cannone sonico

Un’arma che colpisce con il suono

Il caso ha sollevato l’interesse attorno a questo tipo di “arma-non-arma” e alla sua storia e ai suoi effetti. Cominciamo dicendo come sono nati: i cannoni sonici sono dispositivi sviluppati inizialmente per scopi militari e di sicurezza marittima, poi adattati al controllo delle folle. Funzionano secondo due modalità principali: come potenti amplificatori di voce per comunicazioni a lunga distanza oppure come emettitori di toni acuti e dolorosi per disperdere gruppi di persone.

Un LRAD può raggiungere livelli sonori superiori a 160 decibel, ben oltre la soglia del dolore umano che si colloca intorno ai 120-130 decibel. A titolo di confronto, un concerto rock si attesta sui 110 decibel, mentre un motore a reazione a pochi metri produce circa 140 decibel. E se sembrano incrementi marginali, ricordiamoci che i decibel vengono misurati lungo una scala logaritmica con incrementi non lineari. Questo vuol dire che ogni aumento di 10 decibel corrisponde a un suono 10 volte più intenso. Quindi, un suono di 160 decibel (come quello che può raggiungere un cannone sonico) non è semplicemente “un po’ più forte” di uno di 120 decibel, ma è in realtà 10mila volte più intenso.

Il principio di funzionamento di un cannone sonico è relativamente semplice ma ingegnoso: trasduttori convertono impulsi elettrici in vibrazioni ad altissima velocità. L’energia sonora viene focalizzata in un cono di circa 15 gradi, permettendo di colpire un’area specifica senza disperdere potenza. Il design concentrato fa sì che chi si trova nel raggio d’azione non possa facilmente sfuggire alla pressione sonora, a meno di non allontanarsi rapidamente. Il suono prodotto è così intenso da riuscire a penetrare anche molte tipologie di tappi per le orecchie.

L’uso dei cannoni sonici nelle manifestazioni sarebbe vietato (Immagine generata con AI)

Sebbene classificati come dispositivi “non letali”, gli effetti sulla salute possono essere significativi e, in alcuni casi, permanenti. L’esposizione diretta può causare danni all’udito, tra cui perdita dell’udito temporanea o permanente e acufene. Altri effetti fisici includono nausea, vertigini, disorientamento e sensazione di pressione sul corpo, che possono persistere per ore o giorni dopo l’esposizione. A livello psicologico, il suono può provocare panico, ansia e reazioni di fuga incontrollate che, in una folla densa, aumentano il rischio di incidenti e feriti. Ciò che rende i cannoni sonici particolarmente apprezzati dalle forze dell’ordine è che, a differenza di altri strumenti come getti d’acqua ad alta pressione, gas lacrimogeni o pallottole di gomma, non lasciano ferite o contusioni visibili. Insomma, i cannoni sonici sono un modo violento ed efficiente per contenere la folla senza lasciare tracce evidenti.

I numeri del business dei cannoni sonici

Long Range Acoustic Device  modello 500X in uso a New York (Fonte Wikipedia)
Long Range Acoustic Device modello 500X in uso a New York (Fonte Wikipedia)

Il mercato dei cannoni sonici è dominato da Genasys Inc. (precedentemente LRAD Corporation), azienda statunitense con sede a San Diego. I prezzi variano notevolmente: si parte da circa cinquemila dollari per i modelli base portatili fino a oltre 100mila dollari per i sistemi più avanzati e potenti. L’LRAD 500X, uno dei modelli più diffusi, costa di listino tra i 18mila e i 25mila dollari ed è capace di trasmettere suoni fino a due chilometri di distanza. Gli acquirenti principali sono forze militari, polizia e agenzie di sicurezza di tutto il mondo.

Tornando alla Serbia, non è la prima volta che questi dispositivi vengono impiegati contro manifestanti. Gli Stati Uniti li hanno utilizzati in varie occasioni, compreso durante il G20 di Pittsburgh nel 2009. La Grecia ha annunciato il loro dispiegamento lungo la frontiera con la Turchia per il controllo dei flussi migratori. Sono stati segnalati impieghi anche in Honduras durante la repressione delle mobilitazioni popolari. È una tendenza globale che sta preoccupando chi si occupa di diritti umani, perché vede una crescente militarizzazione delle tattiche di controllo della folla.

La cosa forse più preoccupante è che c’è un vuoto legale attorno al loro utilizzo. Attualmente non esistono leggi internazionali specifiche che regolamentano l’uso dei cannoni sonici contro i civili. Il diritto internazionale umanitario fornisce solo principi generali come quelli di distinzione e proporzionalità, ma la loro applicazione rimane vaga. Questo vuoto normativo lascia ampio spazio all’interpretazione e all’abuso, soprattutto in contesti di proteste civili. Una regolamentazione chiara e stringente sarebbe necessaria per definire quando e come questi dispositivi possano essere utilizzati senza violare i diritti fondamentali.

L’uso di questi dispositivi solleva questioni etiche fondamentali sul confine tra mantenimento dell’ordine pubblico e rispetto dei diritti umani. Una tecnologia nata per scopi militari e di deterrenza si trova ora regolarmente impiegata contro cittadini che esercitano il diritto di protesta. Il rischio è quello di normalizzare strumenti che producono danni e che, invece di favorire il dialogo, allargano il divario tra istituzioni e popolazione. Vedendo come funziona e quali sono gli effetti di un cannone sonico, viene da chiedersi se il prezzo della sicurezza debba necessariamente includere armi che lasciano cicatrici invisibili ma non per questo meno profonde.

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