Un racconto di Arthur C. Clarke, tra i più grandi scrittori di fantascienza del Novecento (suoi, tra gli altri, i soggetti di 2001: Odissea nello spazio e di Incontro con Rama), ha come tecnologia centrale le vele solari. Nel racconto, intitolato “Il sole della morte“, vengono usate per una regata tra yacht spaziali tra la Terra e la Luna: la spinta non viene da motori o carburante, ma dalla pressione non del “vento solare”, cioè plasma, ma di una radiazione, cioè dei fotoni, che gonfia membrane sottilissime e accelera le navi nel vuoto. È una fantascienza che tra qualche decennio potrebbe cominciare a diventare reale.

Il problema della propulsione interplanetaria

Il limite di ogni missione spaziale si chiama equazione del razzo: più si vuole andare lontano, più carburante serve, e più carburante si porta a bordo, più il veicolo pesa e quindi più carburante ancora ci vuole per muoverlo. Un circolo vizioso che costringe le missioni nello spazio profondo a tempi lunghissimi e costi enormi.

Le vele solari, in linea teorica, aggirano il problema eliminando del tutto il propellente di bordo: la spinta viene da fuori, dalla pressione esercitata dai fotoni emessi da una sorgente luminosa, sia essa il sole o un laser potente puntato dalla Terra.

L’iniziativa Breakthrough Starshot, progetto internazionale che ha raccolto l’attenzione di fisici e miliardari della Silicon Valley, ha stimato che con un laser sufficientemente potente si potrebbe accelerare una microsonda dotata di vela fino al 20% della velocità della luce.

A quella velocità, Alpha Centauri, la stella più vicina al sistema solare, disterebbe circa vent’anni di viaggio: un’eternità per la fantascienza pulp, un battito di ciglia rispetto alle centinaia di migliaia di anni richiesti dai razzi chimici attuali.

Immagine generata con l'AI

Il problema del surriscaldamento

Le vele solari convenzionali, però, hanno un tallone d’Achille: sono fatte di film polimerici rivestiti di metallo, materiali che riflettono bene la luce ma ne assorbono comunque una parte, convertendola in calore. Più si aumenta la potenza del laser per spingere la vela, più questa si surriscalda. Aggiungere strati metallici per aumentare la riflettività significa aggiungere massa, e aggiungere massa significa ridurre l’accelerazione. Si ricade nel problema dell’equazione del razzo, questa volta applicata al materiale della vela stessa.

È qui che interviene la ricerca pubblicata sul Journal of Nanophotonics nel marzo 2026 da un team della Tuskegee University, in Alabama. I ricercatori, guidati dal professor Dimitar Dimitrov, hanno progettato e fabbricato una struttura completamente diversa: una vela a cristalli fotonici, composta da tre materiali dielettrici disposti su scala nanometrica. La struttura combina pilastri di germanio ad alto indice di rifrazione, cavità d’aria a basso indice e una matrice polimerica di polimetacrilato di metile. Niente metalli, niente film polimerici convenzionali.

Come funziona la vela fotonica

Il principio fisico su cui si basa il progetto è quello del cosiddetto “band gap” fotonico: la struttura nanometrica viene progettata in modo da riflettere selettivamente solo la lunghezza d’onda del laser di propulsione (circa 1,2 micrometri, nell’infrarosso vicino), lasciando passare il resto della radiazione solare ambientale.

In pratica, la vela riflette quasi tutto il laser che la spinge e rimane quasi trasparente alla luce del sole, evitando il surriscaldamento che affligge i design tradizionali. Nelle simulazioni e nei test su prototipi reali, il team ha raggiunto una riflettività di circa il 90% alla lunghezza d’onda obiettivo.

La fabbricazione del materiale è tutt’altro che banale: il team ha utilizzato litografia a fascio elettronico e deposizione sotto vuoto per realizzare strutture con pilastri di germanio larghi duecento milionesimi di millimetro e cavità d’aria di quattrocento milionesimi di millimetro, il tutto in uno strato polimerico spesso duecento milionesimi di millimetro. Sono dimensioni inferiori alla lunghezza d’onda della luce visibile, il che richiede strumenti di fabbricazione tra i più avanzati esistenti.

Tutto sulle vele solari

AspettoCaratteristichePotenzialità
Principio di funzionamentoSpinta generata dalla pressione della radiazione (fotoni), senza propellente a bordoMissioni a lunga durata senza limiti di carburante
Fonte di energiaSole o laser da Terra/orbitaAccelerazioni molto maggiori con laser ad alta potenza
StrutturaMembrane ultraleggere (polimeri o materiali dielettrici avanzati)Riduzione della massa → maggiore efficienza
Vele fotonicheCristalli fotonici progettati per riflettere una specifica lunghezza d’ondaAlta riflettività (~90%) e minore assorbimento → meno calore
Problema termicoAssorbimento della luce → surriscaldamentoNuovi materiali possono mitigare il limite
ScalabilitàDifficile produzione su larga scala e stabilità strutturalePossibile uso in flotte di microsonde
Prestazioni attualiVelocità modeste su tempi brevi (prototipi)Potenziale per missioni interplanetarie rapide
Scenario interstellareAncora teorico (es. progetti come Starshot)Viaggi verso stelle vicine in decenni
CostiRiduzione del bisogno di carburanteAccesso più economico a missioni scientifiche
Limiti tecniciControllo, navigazione, durata dei materialiNuove tecnologie possono superare le barriere attuali

Cosa ci si può fare, oggi

Le simulazioni condotte su una vela di un metro quadro illuminata da un laser da cento kilowatt mostrano che il design è capace di generare spinta continua e di accelerare una sonda fino a diverse centinaia di metri al secondo nel giro di un’ora, in condizioni ideali. Questo non è abbastanza per missioni interstellari, ma i ricercatori sottolineano che è già sufficiente per missioni interplanetarie all’interno del sistema solare, con tempi di percorrenza radicalmente inferiori a quelli attuali.

Prima di un impiego operativo, restano nodi tecnici da risolvere: la qualità e la stabilità del fascio laser, il comportamento della struttura in presenza di perturbazioni ambientali, la durabilità dei materiali nel vuoto e alle temperature dello spazio profondo. Lo stesso Dimitrov ha descritto il lavoro come “un possibile percorso verso dispositivi leggeri, scalabili e validati sperimentalmente per la propulsione a laser“, non come una soluzione definitiva.

Perché la ricerca è importante adesso

Il contesto in cui si inserisce questo risultato non è solo tecnico-scientifico. Breakthrough Starshot, che ha dietro nomi come Yuri Milner e il compianto Stephen Hawking, ha già allocato fondi significativi per lo sviluppo di tecnologie di propulsione a vela e laser.

La corsa allo spazio del ventunesimo secolo non riguarda solo Nasa, Esa e le agenzie governative: SpaceX, Blue Origin e decine di startup più piccole stanno ridefinendo i costi e i tempi dell’accesso allo spazio. In questo ecosistema, una vela fotonica efficiente potrebbe diventare la tecnologia chiave per missioni scientifiche ultra-leggere e ultra-rapide, sia all’interno del sistema solare sia, un giorno, oltre.

I racconti di Clarke sono stati profetici tante volte in passato: dai satelliti artificiali agli ascensori spaziali. Adesso, forse, potrebbe toccare alle vele spaziali.