Dimenticate il Big Bang, le teorie cosmologiche e l’idea che viviamo in un universo “normale” (o in una simulazione). La realtà potrebbe essere molto diversa. Il nostro universo potrebbe essere infatti parte di una Matrioska di dimensioni straordinarie. Una piccola bolla all’interno di un buco nero in un universo molto più grande. Non è fantascienza, ma un’ipotesi scientifica che ha guadagnato nuovo slancio grazie ai dati del telescopio spaziale James Webb, che ha fotografato centinaia di galassie primordiali rivelando un modello sorprendente. Circa il 66% di queste galassie ruota in senso orario, mentre il restante 33% in senso antiorario, un disequilibrio statisticamente impossibile se la loro distribuzione fosse casuale. Questo modello, visibile anche a occhio nudo nelle immagini del Webb, ha spinto gli scienziati a riconsiderare teorie cosmologiche alternative, tra cui la possibilità che il nostro universo si trovi all’interno di un buco nero di un altro universo, più grande.
La teoria, nota come “cosmologia di Schwarzschild“, suggerisce che l’orizzonte degli eventi di un buco nero funzioni come il confine del nostro universo visibile. Questo tra parentesi vuol dire che ogni buco nero nel nostro cosmo potrebbe a sua volta essere un portale verso un “universo bambino” separato, con il collasso della materia in un buco nero che porta a un rimbalzo e a un’espansione, simile al Big Bang. Questo modello potrebbe spiegare le osservazioni cosmiche senza richiedere ipotesi controverse come l’inflazione, la materia oscura o l’energia oscura. La cosmologia dei buchi neri offre così un’alternativa affascinante per comprendere l’origine e la struttura dell’universo.

Le prove del telescopio Webb
Il professor Lior Shamir della Kansas State University, che ha guidato la ricerca, ha osservato che questo schema inaspettato potrebbe avere profonde implicazioni. “La vasta maggioranza delle galassie nell’universo, viste dalla Terra, ruota nella stessa direzione“, ha spiegato Shamir in un’intervista. Il JWST Advanced Deep Extragalactic Survey (JADES) ha esaminato 263 galassie, rendendo questo squilibrio così evidente che può essere osservato senza conoscenze specialistiche. I buchi neri stessi nascono ruotando, e se ce ne fossero di più che ruotano in senso orario, questo potrebbe essere un indizio che il nostro universo risiede all’interno di uno di essi.
Abbiamo capito il segreto dell’universo? In realtà, no, , ed è proprio questo il fascino della scienza. Esistono infatti spiegazioni alternative. Una di queste è l’Ipotesi dell’Effetto del Movimento della Terra che suggerisce che il movimento del nostro pianeta attraverso lo spazio potrebbe creare un “bias osservativo”. Il movimento della Terra rispetto al fondo cosmico a microonde potrebbe influenzare la nostra percezione delle galassie lontane, creando una direzione preferenziale apparente. Questa spiegazione più conservativa potrebbe aiutare a risolvere enigmi cosmologici senza richiedere cambiamenti fondamentali ai modelli esistenti.
Un cambio di paradigma
Tuttavia, se la tesi portata avanti dagli scienziati guidati dal professor Lior Shamir fosse confermata, la teoria della cosmologia dei buchi neri richiederebbe un ripensamento radicale delle origini e della struttura del cosmo. Potrebbe potenzialmente risolvere enigmi cosmologici di lunga data, tra cui la tensione di Ho, che si riferisce alle discrepanze nei tassi di espansione dell’universo. La teoria sfida anche i confini di ciò che chiamiamo “universo”, introducendo il concetto di multiverso (quello teoricamente “vero”, non quello della Marvel) in una prospettiva scientificamente verificabile. I teorici suggeriscono che i buchi neri potrebbero essere percepiti come infinitamente in espansione da un osservatore al loro interno, pur mantenendo una dimensione finita per un osservatore esterno.
La scienza non è neutrale: quando arriva a delle conclusioni stabili e condivise, queste hanno un impatto anche nel nostro modo di comprendere e quindi vedere il mondo. O l’universo, in questo caso. È la ragione per cui le implicazioni filosofiche di questa ipotesi sono vertiginose quanto quelle scientifiche. Se vivessimo in un universo annidato all’interno di un altro, potremmo essere solo uno dei tanti “universi bambino” generati da buchi neri in un cosmo più grande. Servono ulteriori osservazioni e studi, ma il telescopio Webb ha già dimostrato di poter offrire dati rivoluzionari. La scienza procede per piccoli passi e poi per grandi salti concettuali, e questa ipotesi potrebbe rappresentare uno di quei rari momenti in cui siamo chiamati a ripensare completamente la nostra concezione del cosmo.
Alcune fonti di questo articolo:
- https://phys.org/news/2025-03-puzzling-jwst-galaxies-deep-universe.html
- https://arxiv.org/abs/2502.18781
- https://gizmodo.com/a-surprising-number-of-galaxies-rotating-in-lockstep-could-mean-were-in-a-black-hole-2000575624
- https://www.semanticscholar.org/paper/How-the-Big-Bang-end-up-inside-a-Black-Hole-Dicke-Peebles/61a3ca7e1534f144bca038683f675f67ef601731
- https://www.space.com/space-exploration/james-webb-space-telescope/is-our-universe-trapped-inside-a-black-hole-this-james-webb-space-telescope-discovery-might-blow-your-mind
- https://www.news18.com/viral/is-our-universe-inside-a-black-hole-james-webb-telescope-discovery-stuns-scientists-ws-ad-9261601.html
- https://www.universetoday.com/articles/galaxies-in-the-early-universe-seen-rotating-in-the-same-direction