Avete presente Matrix, il film del 1999? Deve il nome a un romanzo del 1984, scritto a macchina da un uomo che non possedeva un computer. Quarantadue anni dopo, quel romanzo – il capostipite del genere fantascientifico del cyberpunk – ha finalmente il suo adattamento sullo schermo come serie tv.
William Gibson scrisse il romanzo Neuromante su una macchina per scrivere Hermes 2000 portatile del 1927 verde oliva, comprata in un banco dei pegni: “il genere di macchina che Hemingway avrebbe portato al fronte”, disse una volta. Gibson coniò il termine “cyberspazio” prima ancora di essersi mai collegato a una rete (c’era internet ma non c’era ancora il web), anche perché non aveva mai posseduto un computer. Il suo libro però fu una rivoluzione: vinse nello stesso anno i tre premi di fantascienza più prestigiosi: l’Hugo, il Nebula e il Philip K. Dick Award. Finora è stato l’unico romanzo ad averli conquistati tutti e tre in un colpo solo. Ed è l’inizio di un trittico di libri: la Trilogia dello Sprawl.

Poi Hollywood ha passato quattro decenni a saccheggiare tutti i lavori di fantascienza cyberpunk scritti da Gibson, continuando però a definirlo “infilmabile”. I Wachowski ripresero l’idea di una matrice, degli hacker connessi, dell’intelligenza artificiale che manovra dietro un velo aziendale e ne fecero una trilogia di successo planetario: Matrix. Ancora oggi, ogni volta che sullo schermo compare una assassina estrema, di ambientazione fantascientifica, vestita con una tuta di pelle nera e abilissima nell’usare (o lanciare) delle lame, stile Trinity (interpretata da Carrie-Anne Moss), sappiamo che invece, discende da Molly di Neuromante.
Johnny Mnemonic, l’unico vero adattamento di un lavoro di Gibson uscito nel 1995 (c’era Keanu Reeves come interprete principale), fece un flop talmente clamoroso che gli studios per un’intera generazione trattarono i testi di Gibson come se fossero materiale radioattivo.
Però ci hanno anche sempre provato. Numerosi registi si sono legati e slegati dal progetto nel corso degli anni. Tra questi: Chris Cunningham nel 2000, Vincenzo Natali nel 2010, Tim Miller nel 2017. Ogni tentativo è morto nello stesso modo: quando finalmente la tecnologia per girare Neuromante era pronta, il pubblico aveva già visto le sue idee in una dozzina di altri film che le avevano prese in prestito prima.
In pratica: l’originale era diventato infilmabile perché sembrava una copia delle sue stesse copie.

Ora però finalmente il cerchio si chiude. È arrivato il momento di raccontare la storia di una intelligenza artificiale ribelle che riesce a sfuggire alla prigione virtuale dove l’ha ingabbiata una multinazionale altrettanto priva di umanità al vertice e che cerca di superare i limiti imposti dai suoi creatori. Una storia scritta prima ancora che esistesse il web che arriva a gennaio del 2027.
C’è un dettaglio, una coincidenza, che rende perfetta la chiusura del cerchio. Quando arrivarono i primi soldi dei diritti di Neuromante (e dopo che si ruppe la sua macchina per scrivere), Gibson si comprò il suo primo computer. Era un Apple IIc. Quattro decenni dopo, è Apple l’azienda che porta finalmente il suo libro sullo schermo.
Neuromancer uscirà su Apple TV il 22 gennaio 2027

