Se pensate che la rivoluzione digitale sia stata dirompente, dovete fare un salto indietro di cento anni esatti. Mentre il mondo usciva dalla Prima guerra mondiale e l’Italia viveva i drammatici momenti dell’omicidio di Giacomo Matteotti, a Wetzlar, in Germania, un gruppo di ingegneri stava per cambiare per sempre il modo di fotografare.
La storia inizia alcuni anni prima, nel 1912, con Oskar Barnack, un ingegnere meccanico della Ernst Leitz che aveva un’idea fissa: rendere la fotografia più accessibile. All’epoca le macchine fotografiche erano ingombranti apparecchi con lastre di vetro, treppiedi e flash al magnesio. Banchi ottici che pesavano anche una trentina di chili. Barnack, che soffrica di asma e amava passeggiare in montagna. aveva invece pensato di miniaturizzare tutto mantenendo la qualità. Per farlo voleva utilizzare i vetri straordinari prodotti dalla Erns Leitz (che produceva microscopi e cannocchiali) e utilizzare la pellicola cinematografica da 35mm, raddoppiandone il formato a 24x36mm. Quello che oggi chiamiamo pomposamente “full frame” era per lui semplicemente il “piccolo formato“.

Il prototipo, chiamato “Ur-Leica“, era pronto già nel 1914, ma la guerra mise tutto in pausa. Fu Ernst Leitz II, figlio del fondatore, a prendere la decisione che avrebbe cambiato la storia: “Correremo il rischio“, disse, dando il via alla produzione della Leica I, presentata alla Fiera di Lipsia del 1925.
La rivoluzione fu immediata. La macchina era super compatta ma aveva la qualità di modelli ben più grandi. Per la prima volta i fotografi potevano muoversi liberamente, scattare senza essere notati, catturare la vita mentre accadeva. Fu una rivoluzione vera. Nacquero il fotogiornalismo moderno e la street photography. La Leica divenne lo strumento di elezione dei grandi fotoreporter, da Henri Cartier-Bresson a Robert Capa.
Tutto questo oggi sarebbe consegnato alla storia, come è stato anche per altri marchi famosi del secolo scorso, se non fosse per un particolare: la continuità. Gli obiettivi prodotti da Leica nel 1954 per la leggendaria M3 funzionano ancora perfettamente sulle ultime fotocamere digitali dell’azienda, E con un banale anello adattatore, anche gli obiettivi prodotti dal 1925. È come se poteste usare un volante di una Ferrari degli anni ’50 la guida autonoma di una Tesla: impossibile per tutti, normale per Leica.

Il centenario
Arriviamo al 2025. L’azienda celebra questo centenario con una serie di eventi globali, da Dubai a Tokyo, culminando con una settimana di festeggiamenti nella città natale di Wetzlar. Ma il vero tributo è nella continuità: ogni Leica moderna, che sia digitale o analogica, porta con sé il DNA di quella prima rivoluzionaria macchina fotografica. È il DNA alla base di tutte le fotocamere moderne, siano reflex che mirrorless, ed è stata l’invenzione di un formato e di un modo di intendere la fotografia personale, prima ancora che semplice standard.
In un’epoca in cui la tecnologia diventa obsoleta in pochi mesi, Leica continua a costruire fotocamere come orologi di alta precisione, combinando artigianalità tedesca e innovazione. Perché quando Oskar Barnack decise di raddoppiare il formato della pellicola cinematografica, non stava solo creando una nuova fotocamera: stava definendo uno standard che avrebbe attraversato un secolo di storia della fotografia, dettandone l’alfabeto e la grammatica. Oggi Leica produce fotocamere di altissima qualità che si posizionano in un segmento di lusso, ma non ha perso la sua passione per innovare, come ad esempio con le versioni “Monochrom” dei suoi apparecchi, con sensore che scatta immagini solo in bianco e nero. Nessun’altra macchina fotografica lo fa con quella qualità. Per Leica è normale.