Gli antichi romani si sfidavano al Ludus Latrunculorum, muovendo pedine su tavole a griglia con strategie che richiamavano tattiche militari. Gli antichi greci passavano il tempo libero con giochi di cui oggi restano solo tracce archeologiche e vaghi accenni nei testi classici, poco più dei nomi, come ad esempoi la Petteia. Ma le regole complete, quelle precise che permettevano di giocare davvero, sono andate perdute nei secoli. Anche perché non erano trascritte in manualetti di istruzione, come oggi, ma passate oralmente da un giocatore all’altro. Perdute fino a oggi, però, quando l’intelligenza artificiale ha iniziato a ricostruirle.
Grazie all’intelligenza artificiale, infatti, stiamo finalmente riuscendo a ricostruire le regole di giochi da tavolo degli antichi romani, dei greci, dei sumeri, degli assiri, degli egiziani. Frammenti di scacchiere e brevi citazioni dei testi antichi vengono dati in pasto all’AI per ottenere un sistema di regole coerente e corretto. Attenzione, non una macchina che inventa il passato, ma uno strumento che aiuta a testare ipotesi e a capire meglio come giocavano (e pensavano) le società antiche.
Come funziona? È sempice. Il team guidato da Walter Crist dell’Università di Leiden nei Paesi Bassi e Cameron Browne dell’Università di Maastricht ha utilizzato un sistema di intelligenza artificiale per il gaming chiamato Ludii per analizzare antichi tabelloni da gioco e generare set di regole plausibili. Il sistema ha fatto competere due giocatori AI l’uno contro l’altro, simulando migliaia di partite con diversi conteggi iniziali di pedine e 130 modifiche alle regole tratte da vari antichi giochi da tavolo europei.
Come si ricostruisce un gioco perduto
La metodologia consiste nello scomporre i giochi in unità fondamentali chiamate ludemi: elementi di gameplay come il numero di giocatori, i movimenti dei pezzi e le condizioni di vittoria. Una volta codificato il gioco in questo modo, i ricercatori completano le regole mancanti con dati storici rilevanti e simulazioni basate sull’intelligenza artificiale. Éric Piette dell’Università Cattolica di Lovanio in Belgio ha spiegato che si tratta di generazione di regole guidata dall’AI, in cui gli algoritmi simulano vari set di regole plausibili basati sulla struttura del gioco.

L’approccio è stato applicato proprio al Ludus Latrunculorum, un gioco di strategia romano descritto solo parzialmente dalle fonti storiche. Testi antichi rivelano che si giocava su una tavola a griglia con movimento ortogonale e cattura custodiale, in cui un pezzo viene preso quando viene circondato sui lati opposti. Ma le regole complete non sono mai state registrate.
I problemi delle tavole troppo grandi
Quando le simulazioni sono state eseguite su tavole di varie dimensioni trovate nei siti archeologici romani, i ricercatori hanno scoperto che le partite diventavano interminabili e noiose all’aumentare delle dimensioni della tavola. Questo li ha portati a concludere che le tavole più piccole fossero le più adatte alle descrizioni storiche. Le tavole più grandi trovate ai confini dell’Impero Romano, sono probabilmente altri giochi di cui non sappiamo nulla, secondo i ricercatori.
La ricerca indica che gli europei giocavano a giochi di blocco secoli prima di quanto si pensasse in precedenza. Più di 200 informatici, archeologi e storici si sono ora uniti in una nuova rete europea chiamata GameTable (è la COST Action CA22145) per sviluppare strumenti di intelligenza artificiale più sofisticati per lo studio dei giochi storici. Piette, che guida la rete, sostiene che questi giochi fungono da finestra sul passato, offrendo scorci sulle dinamiche sociali e culturali delle persone che li praticavano.
Una finestra culturale sul passato
I giochi ricostruiti sono disponibili per giocare online attraverso piattaforme come il Ludii Portal, permettendo a chiunque di sperimentare ciò che gli antichi romani potrebbero aver apprezzato durante il loro tempo libero. Non si tratta solo di curiosità archeologica: ricostruire le regole di giochi antichi significa comprendere meglio le società che li hanno creati. Le dinamiche ludiche riflettono valori, strutture sociali e modi di pensare che altrimenti rimarrebbero sepolti sotto le stratificazioni del tempo.
L’intelligenza artificiale sta diventando uno strumento archeologico nel senso più ampio del termine. Non scava la terra ma setaccia frammenti di conoscenza dispersi tra reperti, citazioni letterarie sparse e ipotesi storiche. Quello che emerge è un puzzle ricostruito pezzo dopo pezzo, dove ogni simulazione aggiunge un tassello di plausibilità. E dove il passato torna a vivere non solo nei musei ma anche sugli schermi, nelle partite che chiunque può giocare seduto davanti al computer.
Alcune fonti di questo articolo:
- https://ludii.games
- https://it.scribd.com/document/824259293/ARTICLES365-1
- https://www.vice.com/en/article/scientists-are-discovering-long-lost-rules-for-ancient-board-games/
- https://www.atlasobscura.com/articles/ancient-games-artificial-intelligence
- https://www.newscientist.com/article/2514929-is-this-carved-rock-an-ancient-roman-board-game/

