Immaginate due ragazzi, perlopiù sconosciuti, che decidono di creare software quando ancora i computer sono enormi macchine industriali grandi come una lavatrice. Era il 4 aprile 1975 quando Bill Gates e Paul Allen fondarono Microsoft, scommettendo che un giorno i computer sarebbero stati ovunque. Il loro primo prodotto, un interprete Basic (un linguaggio di programmazione) per l’Altair 8800 (un computer venduto in kit di montaggio), era solo l’inizio di quello che sarebbe diventato un impero da tremila miliardi di dollari. In un’epoca in cui il futuro dell’informatica sembrava appartenere ai colossi come Ibm, questi due visionari intravidero un mercato completamente nuovo: i soldi stavano nel software, bastava renderlo disponibile per chiunque.

L’intuizione geniale, rivelatasi poi decisiva, fu infatti quella di concentrarsi sul software e lasciare l’hardware ad altri. Con quella che oggi sembrerebbe una previsione impossibile, Gates già immaginava “un computer su ogni scrivania e in ogni casa“. Nel 1980 arrivò la svolta: Ibm, alla ricerca di un sistema operativo per il suo primo PC, bussò alla porta di Microsoft. L’azienda acquistò e riadattò un sistema operativo chiamato QDOS, ribattezzandolo MS-DOS, e soprattutto mantenne il diritto di concederlo in licenza anche ad altri produttori di hardware.

Da lì in poi fu un crescendo: Windows, lanciato nel 1985, divenne il sistema operativo più diffuso al mondo. Anche se l’interfaccia grafica era molto simile a quella creata da Apple con il suo primo Macintosh del 1984, a cui la stessa Microsoft aveva collaborato preparando molti software per il lancio. Microsoft Office, introdotto nel 1990, ridefinì il concetto di produttività digitale. La quotazione in borsa nel 1986 creò un’ondata di ricchezza, trasformando migliaia di dipendenti in milionari. Con Windows 95, l’azienda raggiunse l’apice della popolarità, con code di acquirenti fuori dai negozi e la canzone “Start Me Up” dei Rolling Stones come colonna sonora di una rivoluzione che ormai stava entrando in ogni casa.

Bill Gates e Paul Allen (Fonte Sito Bill Gates)
Bill Gates e Paul Allen (Fonte Sito Bill Gates)

L’era delle trasformazioni

La fine degli anni ’90 portò sfide inaspettate con un massiccio procedimento antitrust che minacciò di far dividere dal giudice l’azienda. Nel 2000, Gates passò il testimone a Steve Ballmer e Microsoft iniziò a diversificarsi: entrò nel mercato delle console con Xbox, si avventurò nel web con Internet Explorer e MSN. La strada non fu sempre in discesa, con fallimenti come l’acquisto di Nokia e il gravissimo ritardo nel mercato mobile che diede spazio a Google di trasformarsi da motore di ricerca nel terzo produttore di sistemi operativi più famoso al mondo. Ma Microsoft aveva ormai costruito un ecosistema troppo vasto per essere scalzata, diventando l’infrastruttura invisibile su cui girava gran parte del business mondiale.

La vera rinascita arrivò nel 2014 con l’insediamento di Satya Nadella come CEO. Nato in India e con un background diverso dai predecessori, Nadella intuì che il futuro stava nel cloud. Sotto la sua guida, Microsoft ha investito massicciamente in Azure, la sua piattaforma cloud, riorientando completamente la strategia aziendale. Le acquisizioni di LinkedIn per 26 miliardi e GitHub per 7,5 miliardi segnarono l’inizio di una nuova era. L’acquisizione di Activision Blizzard per quasi 69 miliardi ha poi confermato che la nuova Microsoft non teme di fare mosse audaci.

In questi 50 anni, Microsoft ha attraversato quattro epoche dell’informatica: i mainframe, i personal computer, internet e adesso il cloud e l’intelligenza artificiale. L’investimento multimiliardario in OpenAI, l’integrazione dell’AI in tutti i prodotti dell’azienda e il lancio di Copilot dimostrano che l’azienda non ha perso la capacità di reinventarsi. Da 2 dipendenti iniziali a oltre 220mila attuali, Microsoft è oggi una delle tre aziende più capitalizzate al mondo insieme ad Apple e Nvidia. Una trasformazione che rappresenta perfettamente l’evoluzione dell’intero settore tecnologico.

I cofondatori di Microsoft nel 1970, quando andavano a scuola: Paul Allen (sinistra) e Bill Gates (destra) (Fonte Wikipedia)
I cofondatori di Microsoft nel 1970, quando andavano a scuola: Paul Allen (sinistra) e Bill Gates (destra) (Fonte Wikipedia)

L’eredità e il futuro

Microsoft ha dimostrato una resilienza rara nel panorama tecnologico, sopravvivendo a epoche diverse. L’azienda ha contribuito a democratizzare l’informatica, rendendo la tecnologia accessibile a miliardi di persone. Gli strumenti Microsoft hanno cambiato il modo di lavorare di intere generazioni, dall’introduzione di Word ed Excel fino alle videochiamate su Teams durante la pandemia. Oggi, Windows continua a essere installato su oltre un miliardo di dispositivi, mentre Office 365 è lo standard di fatto per la produttività aziendale.

L’impatto di Microsoft va oltre il business e la tecnologia. La Bill & Melinda Gates Foundation, fondata con i proventi del successo dell’azienda, è una delle più grandi organizzazioni filantropiche al mondo. Il campus di Redmond è diventato un ecosistema che attira talenti da tutto il globo. La cultura aziendale, evoluta dai primi giorni frenetici sotto Gates fino all’approccio più inclusivo di Nadella, ha influenzato il modello organizzativo di innumerevoli startup. E mentre l’intelligenza artificiale inizia a ridisegnare il panorama tecnologico, Microsoft si trova nuovamente in prima linea.

Amici o nemici? Steve Jobs e Bill Gates (Fonte Wikimedia)
Amici o nemici? Steve Jobs e Bill Gates nel 2003 (Fonte Wikimedia)

A mezzo secolo dalla sua fondazione, l’azienda non mostra segni di rallentamento. Il futuro porterà di sicuro delle sfide impreviste, ma la storia di Microsoft insegna che l’adattabilità è la chiave della longevità nel settore tecnologico. L’intelligenza artificiale, la realtà mista e il metaverso rappresentano le nuove frontiere che l’azienda sta già esplorando. È probabile che tra altri cinquant’anni, quando i computer saranno completamente diversi da quelli che conosciamo oggi, Microsoft sarà ancora qui a plasmarne l’evoluzione. Del resto, chi avrebbe immaginato nel 1975 che due ragazzi appassionati di programmazione avrebbero davvero cambiato il mondo?

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