Un anno e mezzo fa scrivevamo che l’intelligenza artificiale avrebbe fatto cose incredibili per l’archeologia, citando la “Vesuvius Challenge. Viviamo tempi straordinari e sono passati poco più di diciotto mesi appena quando arrivano i primi, clamorosi risultati.

L’intelligenza artificiale, infatti, ha virtualmente srotolato e letto per intero PHerc. 1667, il papiro carbonizzato di Ercolano sepolto nel 79 d.C. Quasi 1,5 metri di testo filosofico emergono senza toccare fisicamente i resti carbonizzati del papiro, rivelando riflessioni di un anonimo filosofo stoico su impulso e saggezza pratica e segnando il traguardo più completo finora raggiunto dalla Vesuvius Challenge.

È l’alba di una nuova era per i papiri: dai laboratori dei sincrotroni agli studi filologici, il passato torna a parlare. Ma per capire perché questa è una vera rivoluzione, cominciamo dall’inizio.

Una macchina che non tocca nulla

Il PHerc. 1667 è conservato a Napoli ed era considerato del tutto illeggibile già negli anni Ottanta del Novecento, quando una parte ne venne aperta fisicamente con i metodi dell’epoca. L’analisi paleografica suggerisce a Federica Nicolardi, professoressa associata di papirologia all’Università degli Studi di Napoli Federico II, che il rotolo risalga al II o alla fine del III secolo a.C., rendendolo uno dei più antichi dell’intera collezione. Tre secoli più vecchio della maggior parte dei testi ercolanesi già catalogati.

La lettura è stata resa possibile da scansioni micro-tomografiche ad alta risoluzione condotte presso l’ESRF (European Synchrotron Radiation Facility) di Grenoble, in Francia, e il Diamond Light Source nel Regno Unito. I dataset generati arrivano fino a trecento terabyte per singolo rotolo, tra i più grandi mai prodotti dall’ESRF. L’AI individua l’inchiostro di carbonio sulle fibre carbonizzate del papiro; il lavoro di lettura e interpretazione spetta poi ai papirologi.

La pipeline della Vesuvius Challenge

FaseStrumentazione / tecnicaOutput e scopo
Acquisizione datiScansione micro-CT ad alta risoluzione presso sincrotroni (ESRF, Diamond), fotogrammetria macroDataset volumetrici grezzi (fino a centinaia di TB), immagini 3D ad alta densità di contrasto per distinguere inchiostro e fibre
Pre-elaborazioneCorrezione artefatti, allineamento tomografico, riduzione rumore, normalizzazione intensitàVolumi puliti e coerenti, pronto per l’analisi computazionale; riduzione dimensione dati per passaggi successivi
Virtual unwrappingAlgoritmi di segmentazione del foglio, ricostruzione delle superfici, “flattening” 3D→2DImmagini di facciata del papiro virtualmente srotolate, mappe geometriche per ogni colonna
Rilevamento inchiostroModelli AI/ML (deep learning) per classificazione pixel/voxel, filtri per contrasto inchiostroMaschere binarie o mappe di probabilità dell’inchiostro, primi layer di testo leggibile
Ricostruzione testoTrascrizione assistita da OCR specializzato per manoscritti antichi e post-processing linguisticoTesto greco ricostruito con stima di validità per carattere, marcatori di ambiguità
Validazione filologicaConfronto con manoscritti noti, controllo esperti papirologi, correzione manualeEdizione critica provvisoria, note su letture incerte, ipotesi sulle attribuzioni e cronologia
Pubblicazione e archiviazioneDatabase open/research repository, metadati, visualizzatori web per immagini 3D e testoDati accessibili a classicisti e conservatori; possibilità di ulteriori analisi e peer review

Una voce stoica senza nome

Il testo emergente è un trattato di etica che il gruppo di ricerca riconduce al pensiero stoico, non epicureo come la quasi totalità dei papiri ercolanesi già noti. Due concetti dominano il testo: l’hormē (ὁρμή, l’impulso come spinta ad agire comune a uomini e animali) e la phronēsis (φρόνησις, la saggezza pratica che orienta verso la virtù anziché verso il vizio). Autore e titolo restano ignoti: quasi duemila anni di silenzio, poi questa voce.

La stessa conferenza napoletana del 25 giugno ha portato altri due annunci. Nel PHerc. 139 i papirologi hanno letto il titolo di Filódemo di Gadara: Sugli dèi, Libro 8, opera di cui si conosceva solo il primo libro e che si scopre estesa ad almeno otto libri. Dal PHerc. 172, custodito alla Bodleian Library di Oxford, sono invece emerse oltre settanta colonne di testo identificate come Sui vizi, Libro 1 dello stesso autore.

Seicento rotoli ancora chiusi

Brent Seales, co-fondatore della Vesuvius Challenge e titolare della cattedra di Scienze del Patrimonio all’Università del Kentucky, ha segnalato che l’attenzione si sposta ora dagli ingegneri ai classicisti e agli storici. Più di seicento rotoli ercolanesi restano ancora sigillati: un archivio che potrebbe custodire opere di autori noti solo per frammenti, trattati mai copiati nelle biblioteche medievali, o titoli che la tradizione letteraria conosce soltanto di nome.

La tecnica è applicabile anche ad altri archivi del mondo antico, come i fogli di papiro compressi nelle maschere funerarie egiziane: come per il meccanismo di Anticitera, il confine tra perduto e recuperabile dipende quasi sempre dalla tecnologia disponibile.

Immagine © 2024 Scroll Prize
Immagine © 2024 Scroll Prize

Grazie all’intelligenza artificiale, che tramite sistemi di machine learning è capace di svolgere l’analisi della superficie carbonizzata dei papiri: svolgerli virtualmente e decodificarne le scritte (cosa che sarebbe semplicemente impossibile per un qualunque operatore umano) adesso tocca ai filologi: il problema all’improvviso diventa capire cosa vuol dire quello che c’è scritto.

Tre passaggi per srotolare il passato

La pipeline si articola in tre operazioni distinte: ricostruire i fogli interni del rotolo carbonizzato, srotolarli digitalmente, poi riconoscere le tracce di inchiostro residuo. Per ciascuna fase i ricercatori stanno sviluppando strumenti sempre più potenti, dagli agenti automatici per testare architetture di rilevamento dell’inchiostro ai primi tentativi di un modello fondazionale volumetrico capace di lavorare direttamente in tre dimensioni, senza appiattire le superfici. Il software VC3D consente ora di operare su grandi volumi remoti senza scaricare centinaia di terabyte di dati; i dataset di scansione saranno ospitati gratuitamente per due anni tramite l’AWS Open Data Program.

Il trenta per cento che ancora resiste

La leggibilità non è uniforme: la porzione superiore dei rotoli, pari a circa il trenta per cento, resta troppo deformata per i metodi attuali. Anche nelle zone già srotolate emergono spesso solo margini di colonna, strutture di righe o lettere isolate; il testo continuo è ancora l’eccezione. La frontiera del progetto non è più dimostrare che sia possibile leggere qualcosa, ma rendere la procedura scalabile e ripetibile, applicabile a rotoli con inchiostro meno favorevole o strati più compressi.