Avete presente Pandora, la luna di Polifemo nel sistema di Alpha Centauri dove la saga cinematografica di Avatar di James Cameron? A quanto pare l’interconnessione all’Albero della Vita di tutti gli esseri viventi, soprattutto nel mondo vegetale, potrebbe essere sorprendentemente simile a quanto accade per davvero sulla Terra. Per capirlo però bisogna fare un salto di prospettiva.
Infatti, per secoli il suolo è stato considerato soprattutto un supporto: una superficie da coltivare, attraversare, edificare. Una nuova ricerca mostra invece che sotto i nostri piedi esiste una rete vivente di dimensioni planetarie, una infrastruttura biologica che collega gli ecosistemi terrestri. Secondo la prima mappa globale delle reti fungine sotterranee, pubblicata sulla rivista Science, i filamenti dei funghi micorrizici arbuscolari raggiungono circa 110 quadrilioni di chilometri.
È una misura quasi impossibile da visualizzare: una distanza pari a quasi un miliardo di volte quella tra la Terra e il Sole. Queste strutture sono formate dalle ife, sottilissimi tubi cellulari che compongono il corpo dei funghi e che attraversano il terreno creando connessioni invisibili. La ricerca indica che questa rete sotterranea pesa circa 300 megatonnellate di carbonio, diverse volte la massa complessiva degli esseri umani viventi.
Il lavoro è stato realizzato da un gruppo internazionale coordinato dalla Society for the Protection of Underground Networks (SPUN), che ha raccolto informazioni da oltre 16.000 campioni di suolodistribuiti nel mondo. I dati sono stati combinati con modelli di machine learning capaci di stimare la densità delle reti anche nelle zone non direttamente analizzate, grazie alla calibrazione ottenuta osservando oltre 300.000 ife vive con sistemi di imaging robotico.
Il sistema circolatorio sotto la superficie
I funghi micorrizici arbuscolari non sono semplici organismi del terreno: stabiliscono una relazione di scambio con circa il 70% delle specie vegetali. Le piante forniscono carbonio prodotto dalla fotosintesi, mentre i funghi aumentano la capacità delle radici di raccogliere acqua e nutrienti.
Questa alleanza costruisce una sorta di rete logistica naturale, capace di muovere elementi fondamentali all’interno degli ecosistemi. Le stime indicano che ogni anno queste reti trasferiscono nel suolo circa quattro miliardi di tonnellate di CO₂ equivalente, una quantità pari a una quota rilevante delle emissioni umane di anidride carbonica.
La mappa rivela anche dove questa infrastruttura raggiunge la massima densità. Le praterie ospitano circa il 40% della biomassa mondiale dei funghi micorrizici arbuscolari, con aree particolarmente ricche nelle zone umide del Sudan del Sud, nelle Everglades della Florida e sull’Altopiano Tibetano.
Una tecnologia naturale da proteggere
Il paradosso è che proprio alcuni degli ambienti più importanti per questa rete sono tra i più vulnerabili. Le superfici agricole coltivate su larga scala mostrano densità fungine stimate inferiori di circa il 50% rispetto agli ecosistemi naturali, mentre molte praterie vengono trasformate in campi agricoli a ritmi superiori rispetto alle foreste.
La scoperta cambia il modo in cui si guarda al sottosuolo, fino a ora considerato come una specie di deposito statico. Invece, secondo questa ricerca, si tratta in realtà di un sistema dinamico dove carbonio, nutrienti e acqua viaggiano attraverso una rete costruita lentamente in centinaia di milioni di anni di evoluzione.
La nuova mappa è quindi anche uno strumento per pensare meglio le politiche climatiche e ambientali. Dopo decenni passati a osservare soprattutto ciò che emerge dalla superficie, la scienza sta iniziando a misurare la grande infrastruttura nascosta che sostiene la vita del pianeta.
Forse non viviamo su Pandora, ma una parte essenziale del suo sogno biologico esiste già qui, nascosta sotto la superficie.

