L’energia geotermica è una scommessa vinta ancor prima di essere giocata. La Toscana lo sa bene, visto che sfrutta il calore delle profondità terrestri fin dagli albori dell’Ottocento. Oggi questa risorsa rinnovabile e pulita copre oltre il 30% del fabbisogno energetico regionale, con 34 centrali distribuite principalmente tra il triangolo Larderello-Travale-Radicondoli e il Monte Amiata. Un primato europeo che la Regione intende difendere e potenziare, con un ambizioso piano che prevede investimenti per quasi 3 miliardi di euro nei prossimi vent’anni.
La geotermia rappresenta un’anomalia virtuosa nel panorama delle energie rinnovabili. A differenza di sole e vento, il calore terrestre non conosce intermittenza: è disponibile 24 ore su 24, 365 giorni l’anno, con un fattore di utilizzazione che sfiora l’80%, paragonabile solo al nucleare. Gli impianti occupano spazi ridotti rispetto ai parchi fotovoltaici o eolici, con un impatto visivo minimo dato che gran parte dell’infrastruttura si trova sottoterra. La longevità degli impianti, che possono restare operativi fino a 80 anni, rende questa tecnologia particolarmente attraente anche dal punto di vista economico.

I pionieri della Toscana
Il piano recentemente approvato dalla Regione Toscana prevede il rinnovo delle concessioni in otto aree tra le province di Grosseto, Pisa e Siena. Enel Green Power, che gestisce tutti gli impianti esistenti, si è impegnata a investire 400 milioni in interventi di compensazione e sostenibilità ambientale nei 16 comuni “geotermici”. Le royalties versate dall’azienda ammonteranno a circa 30 milioni di euro l’anno, creando un indotto economico significativo per territori che altrimenti rischierebbero lo spopolamento. L’occupazione diretta conta già 700 persone, mentre altre quattromila lavorano nell’indotto.
L’esperienza toscana potrebbe fare da apripista per l’intero continente. L’Unione Europea, attraverso il piano RePowerEU, punta a triplicare la potenza geotermica installata entro il 2030, riducendo la dipendenza dal gas russo e accelerando la transizione energetica. Secondo le stime dello European Geothermal Energy Council, se sfruttata appieno, questa risorsa potrebbe coprire il 75% del fabbisogno di riscaldamento e raffreddamento europei e il 15% della produzione di energia elettrica entro il 2040. Numeri impressionanti che fanno della geotermia non più un’alternativa di nicchia, ma un pilastro della strategia energetica continentale.
Il potenziale italiano in questo settore è enorme, stimato tra 5.800 e 116mila TeraWatt-ora. La Toscana produce già quasi 6 miliardi di chilowattora all’anno, ma è solo la punta dell’iceberg. Altre regioni come Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Campania, Emilia-Romagna e Sicilia presentano caratteristiche geologiche favorevoli allo sviluppo geotermico.
L’opportunità del teleriscaldamento
Uno degli aspetti più promettenti riguarda il teleriscaldamento. Nei comuni geotermici toscani, la metà delle abitazioni e fino all’80% delle imprese potrebbero essere collegate a una rete alimentata dal calore del sottosuolo. Il risparmio sulle bollette sarebbe consistente, rendendo questi territori più attrattivi per famiglie e aziende. Attualmente sono circa 13mila le utenze servite in nove comuni, ma i margini di crescita sono enormi.
Il dibattito sulle tecnologie da adottare resta aperto e vivace. La maggior parte degli impianti toscani utilizza una tecnologia a ciclo aperto o “flash”, che rilascia nell’atmosfera i residui gassosi estratti dal sottosuolo, opportunamente filtrati. Le nuove centrali autorizzate a società diverse da Enel utilizzeranno invece la tecnologia a ciclo binario, reimmettendo i gas nel sottosuolo. Alcuni esperti del Comitato tecnico per la geotermia della Regione Toscana, propongono di puntare su tecnologie ancora più avanzate a ciclo chiuso, che eviterebbero sia le emissioni atmosferiche sia i rischi di subsidenza e sismicità indotta.
Non mancano però le resistenze locali. Alcuni amministratori e comitati ambientalisti dell’Amiata temono che un eccessivo sfruttamento possa danneggiare il territorio. La liberalizzazione della ricerca geotermica ha portato al rilascio di ben 50 permessi nell’area, creando l’impressione di una “corsa all’oro”. Tuttavia, come sottolinea Enel Green Power, tra il permesso di ricerca e la realizzazione di un impianto c’è un abisso tecnico ed economico. Per ogni perforazione, spiegano i tecnici di Enel Green Power, ci vogliono dagli 8 ai 10 milioni di euro, e non c’è nessuna garanzia che in fondo al pozzo ci sia il fluido geotermico.

Una risorsa particolare
La sfida del futuro sarà trovare il giusto equilibrio tra sviluppo energetico e rispetto dell’ambiente. La geotermia offre un’opportunità unica per accelerare la decarbonizzazione, ma richiede una gestione oculata della risorsa. Il piano toscano di aggiungere 150 megawatt di potenza ai 916 attuali appare ambizioso ma sostenibile. La creazione di un secondo polo geotermico nella zona dell’Amiata e il potenziamento del teleriscaldamento potrebbero fare della Toscana un modello di riferimento internazionale.
Questo è solo l’inizio. L’Italia è un pioniere della geotermia: adesso ha l’occasione di ritagliarsi un ruolo forte nella transizione energetica europea. Il calore della Terra, una risorsa antica come il pianeta stesso, potrebbe rivelarsi la chiave di volta per un futuro energetico più pulito, sicuro ed economicamente vantaggioso. Con la saggezza necessaria per sfruttarlo senza esaurirlo.