Questo articolo fa parte di una mini-serie di tre dedicati approfondimenti dedicati alla scienza dietro alcune pratiche divinatorie: I-Ching e Tarocchi.
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Dimenticate i fondi di caffè e le sfere di cristallo: l’I-Ching non è un gioco di prestigio per anime credulone, ma un ancestrale algoritmo del caos che ha sedotto menti del calibro di Leibniz e Jung. Mentre l’Occidente rincorreva la logica lineare, questo antico “Libro dei Mutamenti” codificava millenni fa la realtà in un sistema binario, offrendo non risposte preconfezionate, ma una mappa specchiata della psiche umana.
Oggi, tra neuroscienze e fisica quantistica, quella che sembrava superstizione orientale si rivela uno strumento cognitivo di precisione chirurgica, capace di smontare il caso per rivelare l’architettura invisibile delle nostre decisioni.
Cos’è l’I-Ching
Lo Yìjīng, il Libro dei Mutamenti, nasce nella Cina della dinastia Zhou occidentale, tra il X e l’VIII secolo avanti Cristo, come manuale di consultazione oracolare per le élite politiche. All’inizio si interrogavano gusci di tartaruga e steli d’achillea per sondare il futuro. Poi, nel corso dei secoli, il testo si è arricchito di commentari filosofici (le cosiddette “Dieci Ali”) ed è entrato nel canone dei Cinque Classici confuciani, trasformandosi in qualcosa di molto più ambizioso: una cosmologia del cambiamento.
L’impalcatura è compatta e geometrica. Per interrogare il libro dei mutamenti occorre generare una sequenza di simboli casuali e poi andare a vedere ciascuna combinazione a cosa corrisponde. Nella pratica più diffusa oggi, questa sequenza si ottiene con il lancio di tre monete (di norma presenti in tutte le edizioni del libro), che determinano le linee yin e yang dell’esagramma. Lo Yìjīng codifica sessantaquattro esagrammi, ciascuno composto da sei linee continue (yang) o spezzate (yin), che corrispondono ad altrettanti stati del divenire.
Ogni combinazione porta con sé un nome, un giudizio e commenti alle singole linee, sui quali generazioni di pensatori confuciani, taoisti e neoconfuciani hanno stratificato interpretazioni etiche, politiche, mediche. A differenza dei Tarocchi, che abbiamo esplorato in questo articolo e che sono nati nel Quattrocento italiano come carte da gioco aristocratiche e promossi a strumento divinatorio solo nel Settecento, l’I-Ching abita il cuore della tradizione intellettuale cinese fin dalle origini.
I-Ching vs Tarocchi
| Aspetto | I‑Ching | Tarocchi |
|---|---|---|
| Origine storica | Cina, epoca Zhou (almeno I millennio a.C.), come manuale oracolare. | Europa (Italia settentrionale, XV secolo) come gioco di carte aristocratico (trionfi), non originariamente divinatorio. |
| Canonizzazione culturale | Canonizzato come uno dei Cinque Classici confuciani, al centro dell’educazione delle élite. | Solo dal XVIII secolo (Court de Gébelin, Etteilla) diventa oggetto di lettura esoterica, con costruzioni mitiche (origine egizia) non storicamente fondate. |
| Tradizione esegetica | Secoli di commentari filosofici, politici, cosmologici, filologici. | Tradizione iconografica, esoterica e occultista, forte nelle correnti ermetiche, golden dawn, ecc., e oggi studiata da storici dell’arte e della cultura. |
Il filo che arriva a Leibniz
Quando abbiamo conosciuto l’I-Ching? E soprattutto, che impatto ha avuto sulla nostra cultura? La prima scossa elettrica tra Oriente e Occidente si produce alla fine del Seicento, quando il gesuita Joachim Bouvet, missionario in Cina, invia al filosofo Gottfried Wilhelm Leibniz la sequenza degli esagrammi attribuita al mitico Fu Xi. Leibniz, che stava sviluppando in modo indipendente il calcolo binario, riconosce nella griglia yin/yang (zero e uno, spezzato e intero) una prefigurazione della propria aritmetica.
Nel 1703 Leibniz pubblica la Explication de l’Arithmétique Binaire, in cui collega esplicitamente gli esagrammi al sistema a base due. Gli studi più recenti hanno chiarito che Leibniz sopravvalutava la consapevolezza matematica degli antichi cinesi, i quali non utilizzarono mai quella struttura per operazioni aritmetiche formali. Il cortocircuito, tuttavia, resta produttivo: due tradizioni di pensiero lontanissime convergevano su una stessa architettura combinatoria.
Il secondo snodo cruciale è Carl Gustav Jung. Sappiamo che lo psicologo svizzero utilizzava l’I-Ching privatamente fin dagli anni Venti del Novecento. C’è un passaggio fondamentale del suo lavoro sulla comprensione del funzionamento della mente umana che coinvolge direttamente l’I-Ching. Nel 1952 Jung introduce il concetto di “sincronicità”, un principio di connessione acausale tra eventi psichici e fisici. Per Jung, il responso dell’I-Ching non deriva da una causalità meccanica ma da una coincidenza significativa tra lo stato interiore di chi consulta e la configurazione simbolica prodotta dal lancio delle monete.
È insomma uno specchio, non una sfera di cristallo: rende visibile l’atteggiamento inconscio verso un problema, senza pretendere di predire il futuro. Le collaborazioni con il fisico Wolfgang Pauli rafforzano l’ipotesi di un ordine archetipico che opera al di là delle coordinate spazio-temporali.
Scienza e I-Ching
| Prospettiva | Concetto chiave I-Ching | Parallelo scientifico | Limiti |
|---|---|---|---|
| Matematica | 64 esagrammi binari | Aritmetica binaria, informatica | Non algebraica formale, simbolica |
| Psicologia | Sincronicità | Coincidenze significative junghiane | Non falsificabile empiricamente |
| Fisica | Yin/yang interconnessi | Entanglement quantistico, caos | Analogie metaforiche, non predittive |
La macchina dell’incertezza
In Occidente, la traduzione tedesca di Richard Wilhelm (1924) e poi quella inglese di Cary Baynes aprono l’I-Ching alla cultura di massa. Negli anni Sessanta, la controcultura americana lo adotta con entusiasmo, dal poeta Allen Ginsberg allo scrittore Philip K. Dick.
Ma la lettura più raffinata è quella contemporanea, che lo interpreta come “macchina dell’incertezza“: un dispositivo che non elimina il dubbio, ma lo moltiplica in modo strutturato, costringendo chi consulta a formulare domande migliori e a esplorare scenari imprevisti. Dove i Tarocchi lavorano per immagini e narrazione visiva, l’I-Ching opera per testi, metafore e relazioni formali, richiedendo un lavoro concettuale più intenso.
Sul piano scientifico contemporaneo, tre filoni di ricerca circondano il Libro dei Mutamenti senza pretendere di validarlo come strumento predittivo. Il primo è la matematica combinatoria: i 64 esagrammi rappresentano un sistema finito ed esaustivo di stati, la cui struttura binaria anticipa concettualmente l’informatica moderna. Il secondo è la psicologia analitica, che tratta il consulto come amplificatore di consapevolezza, utile a rendere espliciti conflitti interiori e bias decisionali. Il terzo è il parallelo, più speculativo, con la fisica quantistica: l’interconnessione simultanea degli eventi nel quadro yin/yang evoca per analogia fenomeni come l’entanglement, anche se gli specialisti avvertono che si tratta di metafore, non di equivalenze sperimentali.
Tuttavia, il punto centrale resta: se da un lato l’I-Ching non è ovviamente uno strumento metafisico e magico per predire il futuro, dall’altro si presenta come un manufatto culturale di una straordinaria complessità e ricchezza di stimoli, che funziona come strumento di analisi non banale, legato a un approccio logico differente dagli strumenti della tradizione culturale Occidentale.

Il prezzo della serietà
I critici non mancano, e hanno argomenti solidi. La sincronicità junghiana non è falsificabile con i metodi della scienza empirica. Le analogie con la meccanica quantistica restano suggestive ma prive di potere predittivo. E la lunga storia di utilizzo politico del testo, impiegato per secoli dai funzionari imperiali cinesi per legittimare decisioni e leggere tendenze sociali, mostra che anche un classico venerabile può diventare strumento di potere (e di controllo) piuttosto che di conoscenza.
Eppure, nella sociologia e nell’epistemologia contemporanea l’I-Ching conserva un ruolo che nessun altro sistema divinatorio riesce a eguagliare. La sua coerenza formale, la stratificazione millenaria dei commentari, la capacità di funzionare contemporaneamente come oracolo, manuale etico e laboratorio di pensiero lo collocano in una categoria a sé. Non svela la verità e non predice il futuro: costringe chi lo interroga a sostare nell’incertezza, a smontare le false sicurezze, a scoprire che la risposta più utile è spesso una domanda più precisa.
Soprattutto oggi, che viviamo in un’epoca fatta di inganni cognitivi, di falsa conoscenza, di algoritmi che promettono certezze istantanee, questa capacità di rallentare il pensiero trasformandolo in dubbio, in incertezza, è fondamentale.
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Questo articolo fa parte di una mini-serie di tre dedicati approfondimenti dedicati alla scienza dietro alcune pratiche divinatorie: I-Ching e Tarocchi.
Alcune fonti di questo articolo:
- https://aeon.co/essays/forget-prophecy-the-i-ching-is-an-uncertainty-machine
- https://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1111/1468-5922.12958
- https://en.wikipedia.org/wiki/I_Ching
- https://divination.com/history-of-the-i-ching/
- http://regionalstudies.uzhnu.uz.ua/archive/31/3.pdf
- https://www.tmrjournals.com/public/articlePDF/20250711/d39e6b150ee627f14f11492b91910896.pdf
- https://thalira.com/blogs/quantum-codex/tarot-vs-i-ching-divination
- https://www.jstor.org/stable/j.ctt1m32405
- https://books.google.com/books/about/Ching_Ho_a_Sociological_Analysis.html?id=QyY9AAAAYAAJ
- https://mysticryst.com/eo/blogs/the-mystic-journal/i-ching-vs-tarot-which-ancient-divination-system-is-right-for-you
- https://iching.blog/2013/11/05/matematica-iching-trigrammi/
- https://chmc-dubai.com/articles/syncronicity-in-c-g-jung-psychology/
- http://64hexagrams.net/DisplayDirectoryContents/55508808-Jung-and-Pauli-on-I-Ching.pdf
- https://www.academia.edu/69642518/LI_Ching_a_Eranos_Wilhelm_Jung_e_la_ricezione_del_Classico_dei_mutamenti

