Spoiler alert. La domanda se esistano gli alieni ha una risposta scientifica precisa: probabilmente sì, ma nessuno lo sa con certezza. E questo “probabilmente sì” nasconde uno dei paradossi più affascinanti della scienza moderna.
Intanto, una premessa: così come lo studio dell’intelligenza artificiale prima di tutto mette in discussione il concetto di “intelligenza” (cioè: “cosa vuol dire intelligenza?“, e la risposta non è così scontata), allo stesso modo se si parla di vita aliena bisogna prima capire cosa intendiamo sia per “alieno” che per “forma vita”.
Un alieno è qualsiasi forma di vita che origina al di fuori della Terra. Non necessariamente un essere verde con grandi occhi neri, ma qualsiasi organismo, dal più semplice al più complesso, che si sia evoluto su un altro pianeta. La definizione di vita stessa, secondo la NASA, è sfuggente: “un sistema chimico autosostenuto capace di evoluzione darwiniana“. Batteri, piante o civiltà tecnologiche: tutto rientra nella categoria.
I numeri dicono che dovremmo trovare qualcuno
La matematica dell’universo suggerisce che la vita dovrebbe essere comune. Esistono miliardi di stelle nella nostra galassia, la Via Lattea, molte delle quali ospitano pianeti nella “zona abitabile”, dove l’acqua può esistere allo stato liquido. L’equazione di Drake, formulata negli anni Sessanta, fornisce un quadro teorico per stimare quante civiltà tecnologiche potrebbero esistere nella nostra galassia. I calcoli più conservativi indicano che, a meno di circostanze estremamente particolari, non dovremmo essere soli.
L’equazione di Drake
Aspetto | Descrizione sintetica | Scopo principale |
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Di cosa si tratta | Formula matematica ideata da Frank Drake nel 1961 | Stimare il numero di civiltà intelligenti comunicanti nella Via Lattea |
Variabili principali | Include fattori come tasso di formazione stellare, pianeti abitabili, vita, intelligenza, comunicazione, durata civiltà | Valutare probabilità e quantità di civiltà aliene nella nostra galassia |
Utilizzo | Guida concettuale per discussioni scientifiche sul tema vita extraterrestre | Aiutare a capire e quantificare l’eventualità di contatto alieno |
Studi recenti confermano l’ipotesi di base che si può ricavare dall’equazione di Drake. Gli astronomi hanno scoperto migliaia di pianeti extrasolari, molti dei quali potrebbero ospitare la vita. Le condizioni necessarie (acqua, elementi chimici essenziali, fonti di energia) sembrano essere comuni nell’universo. E questo vuol dire che la vita sulla Terra potrebbe essere meno “unica” di quel che pensiamo.
Il silenzio che preoccupa
Eppure non abbiamo mai ricevuto un segnale inequivocabile da un altro pianeta. Non abbiamo mai trovato tracce di visite passate. Non abbiamo mai intercettato comunicazioni aliene. Questo è il paradosso di Fermi: se l’universo dovrebbe pullulare di vita intelligente, dove sono tutti quanti?

La domanda, posta dal fisico Enrico Fermi negli anni Cinquanta, evidenzia una contraddizione stridente. Considerando l’età dell’universo, quasi 14 miliardi di anni, e le dimensioni della galassia, civiltà più avanzate della nostra avrebbero avuto tutto il tempo per espandersi e rendersi visibili. Noi stiamo ascoltando, anche se da pochissimo tempo, ma il cosmo rimane silenzioso.
Le spiegazioni possibili
Gli scienziati hanno proposto diverse soluzioni al paradosso. Forse la vita intelligente è estremamente rara. Forse le civiltà avanzate si autodistruggono prima di poter comunicare su larga scala. Forse esistono “filtri evolutivi” così severi che pochissime specie riescono a superarli.
Altre ipotesi suggeriscono che le civiltà aliene scelgano deliberatamente di non contattarci magari per studiarci in silenzio: questa è l’ipotesi cosiddetta dello “zoo”. Oppure che le distanze cosmiche rendano impraticabile qualsiasi forma di comunicazione o viaggio interstellare.
Il paradosso di Fermi
Aspetto | Spiegazione sintetica | Implicazioni principali |
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Paradosso di Fermi | Domanda di Enrico Fermi: dato l’alto numero di stelle e pianeti abitabili nell’universo, dove sono tutti gli alieni? | Contraddizione tra l’alta probabilità teorica di civiltà aliene e l’assenza di evidenze o contatti concreti |
Contesto astronomico | Centinaia di miliardi di galassie con stelle e pianeti, molti potenzialmente adatti alla vita | Dovrebbero esserci molte forme di vita intelligente e avanzata, ma non abbiamo mai ricevuto segnali inequivocabili |
Possibili spiegazioni | Rarità della vita intelligente, autolimitazioni tecnologiche, autodistruzione, distanze enormi, scelta di non contatto | Ci induce a rivedere le nostre aspettative e a considerare che potremmo essere soli o che non siamo ancora pronti |
La ricerca continua
Nonostante il silenzio, la ricerca prosegue. Progetti come SETI (Search for Extraterrestrial Intelligence) scandagliano continuamente lo spazio alla ricerca di segnali. I telescopi spaziali identificano pianeti sempre più simili alla Terra. Le missioni spaziali cercano tracce di vita microbica nel sistema solare.
Negli ultimi anni, infatti, la ricerca si è arricchita di dati e progetti che rendono il quadro ancora più intrigante. La missione Kepler ha identificato migliaia di esopianeti, molti dei quali in zone potenzialmente abitabili, mostrando che i “mondi simili alla Terra” non sono affatto eccezioni.
Parallelamente, nuove iniziative come Breakthrough Listen esplorano sistematicamente le frequenze radio alla ricerca di segnali tecnologici extraterrestri. Eppure, nonostante la mole crescente di informazioni, il cosmo resta muto: è quello che alcuni studiosi, come Paul Davies e Peter Ward, hanno definito il “Grande Silenzio”, un’assenza di risposte che, paradossalmente, diventa sempre più significativa man mano che i nostri strumenti migliorano.
Esiste anche un’altra ipotesi, secondo la quale sarebbe meglio se smettessimo di fare tanto rumore, inviando segnali radio e sonde nello spazio. È l’ipotesi della foresta oscura: esistono molte civiltà aliene nell’universo, ma sono silenziose perché paranoiche. Secondo questa ipotesi, cioè, qualsiasi civiltà capace di viaggiare nello spazio considererebbe ogni altra vita intelligente come una inevitabile minaccia da distruggere appena individuata. Per questo starebbero tutti zitti e nascosti, cercando di non farsi notare.
Quindi siamo figli unici delle stelle?
A parte le ipotesi più paranoiche, va detto che in pochissimo tempo siamo andati molto avanti nella ricerca di vita extraterrestre. Ma non abbiamo ancora trovato nulla se non gli elementi chimici costitutivi della vita dispersi nel sistema solare. Sono gli elementi che probabilmente hanno fornito la base della reazione che ha fatto nascere la vita sul nostro pianeta.
Tuttavia, il paradosso di Fermi ci insegna che forse siamo più speciali di quanto pensassimo. O forse semplicemente non stiamo cercando nel posto giusto, o nel modo giusto. In ogni caso, la domanda sull’esistenza degli alieni rimane una delle più importanti della scienza: la risposta cambierà per sempre la nostra comprensione dell’universo e del nostro posto in esso.
Alcune fonti di questo articolo:
- https://astro4edu.org/resources/glossary/term/109/
- https://philarchive.org/archive/FRHSDO
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC8376694/
- https://www.durham.ac.uk/research/current/thought-leadership/2025/01/do-aliens-exist-we-studied-what-scientists-really-think/
- https://science.nasa.gov/universe/exoplanets/are-we-alone-in-the-universe-revisiting-the-drake-equation/
- https://www.scientificamerican.com/article/how-many-aliens-are-in-the-milky-way-astronomers-turn-to-statistics-for-answers/
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC11462274/
- https://www.nasa.gov/solar-system/planets/mars/do-aliens-exist-we-asked-a-nasa-scientist-episode-5/
- https://www.scientificamerican.com/article/the-search-for-extraterrestrial-life-as-we-dont-know-it/
- https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2214552422000438
- https://www.discovermagazine.com/what-does-extraterrestrial-mean-and-why-are-experts-looking-for-it-45492