Perché sogniamo in tutto il mondo tutti le stesse cose? Intendiamoci: sogniamo più o meno le stesse cose ma non tutti tutto: sono tendenze statistiche. Questo vuol dire che solo alcuni di noi sogna effettivamente le stesse cose di altri, ma non tutti e non sempre.
Le domande sulle nostre attività oniriche sono in realtà tantissime e per millenni hanno affascinato l’umanità: molte culture hanno utilizzato i sogni come strumenti per fare previsioni e orientare scelte politiche, economiche e militari. Una domanda però è fondamentale: cosa sono in realtà i sogni? E a cosa li potremmo paragonare? Quale altra esplorazione dell’inconscio comune dei popoli abbiamo a disposizione per tentare un parallelo?
Dalle neuroscienze alle analisi quantitative cross-culturali, emerge un quadro complesso che mette in discussione tanto le teorie freudiane quanto l’universalità degli archetipi junghiani (i due esploratori dei sogni più quotati del Novecento) e ci fa riflettere: a cosa servono i sogni? L’evoluzione li avrebbe “cancellati”, se non fossero servite a niente. Invece, i sogni sono comuni a tutti gli individui di tutte le popolazioni e culture del mondo. Perché? Vedere cosa sogniamo in comune può aiutarci a costruire un abbozzo di risposta.
Attenzione, una premessa metodologica: la maggior parte delle ricerche quantitative citate ha utilizzato studenti universitari (sono i più facili da raggiungere per i ricercatori che, a loro volta, insegnano nelle università), cosa che introduce una parziale distorsione. Inoltre, le comunità foraggiatrici (tra un attimo vediamo cosa sono) che ci sono ancora al mondo sono molto poche e il campione (ne sono state analizzate due) non è in realtà molto rappresentativo.
I tratti comuni nei sogni
Le aggressioni prevalgono sulla gentilezza in tutti i sogni del mondo, dall’Argentina al Giappone. Gli uomini sognano più cose violente di quelle sognate dalle donne, indipendentemente dal continente. I personaggi familiari dominano le narrazioni oniriche oltre il 55% dei casi, e gli uomini vedono più maschi delle donne, in un pattern definito ubiquo dagli studiosi. Queste costanti emergono da analisi quantitative su migliaia di rapporti di sogni raccolti in società industrializzate e comunità foraggiatrici (cioè le società di cacciatori-raccoglitori composte da gruppi di umani che basano la propria sussistenza sulla raccolta di risorse naturali spontanee). I dati confermano che l’esperienza onirica umana è universale nel senso che condivide un nucleo comune. Sogniamo tutti le stesse cose, più o meno.
Le differenze però pesano quanto le somiglianze. Nelle comunità foraggiatrici BaYaka e Hadza, le minacce iniziali come animali feroci si risolvono attraverso il supporto sociale comunitario, riducendo ansia e promuovendo catarsi emotiva. I sogni occidentali invece enfatizzano stress individuale e emozioni negative senza risoluzione collettiva, riflettendo società più individualiste dove la tensione resta irrisolta. Questa divergenza non è casuale ma strutturale, modellata da norme sociali profondamente radicate.
Geografie dell’inconscio
| Area culturale | Contenuti dominanti | Risoluzione emotiva |
|---|---|---|
| Comunità foraggiatrici (BaYaka, Hadza) | Minacce ambientali con supporto sociale | Alta catarsi comunitaria |
| Occidente (Europa, Nord America) | Ansia individuale, stress irrisolto | Bassa risoluzione sociale |
| Asia (Giappone, India, Cina) | Personaggi familiari, cibo, natura | Presagi spirituali collettivi |
In India e Giappone gli studenti universitari (che, come detto, sono i soggetti preferiti per le rilevazioni condotte dai ricercatori) sognano più personaggi familiari rispetto agli Stati Uniti, con cibo e natura più frequenti nel subcontinente e maggiore verbalità amichevole in Svizzera e Olanda. Le donne giapponesi sognano quasi esclusivamente figure femminili, mentre in Perù e Messico l’equilibrio tra maschi e femmine nei sogni maschili potrebbe collegarsi a dinamiche machiste specifiche. Le aggressioni fisiche risultano inferiori nei Paesi Bassi e in Svizzera rispetto agli Stati Uniti, correlabili ai differenti livelli di violenza nazionale.
Queste variazioni supportano le teorie che interpretano i sogni come strumenti di simulazione evolutiva: con questa chiave di lettura, i sogni riflettono pressioni selettive culturali, regolando emozioni attraverso contesti sociali. Nelle società asiatiche tradizionali, i sogni vengono interpretati come presagi spirituali o comunicazioni ancestrali, con simboli come serpenti legati a fortuna e prosperità. In Occidente prevale l’auto-esplorazione freudiana, con il serpente ridotto a simbolo fallico di desideri repressi. Le analisi quantitative confermano queste divergenze, attribuendole a valori collettivisti orientali contrapposti ai valori individualisti occidentali. Le società (e le narrazioni sulle società stesse, come quelle messe in scena da Freud e da Jung nel Novecento) diventano insomma il materiale al quale i singoli attingono non solo per sognare ma anche per capire come farlo.
La scienza oltre i miti
| Approccio teorico | Interpretazione principale | Evidenze empiriche |
|---|---|---|
| Freud | Simbolismo sessuale, desideri repressi | Revisioni empiriche 2008 mostrano limiti culturali |
| Jung (e gli archetipi) | Inconscio collettivo, trasformazione universale | Pattern modellati culturalmente, non universali |
| Neuroscienze | Funzione adattiva evolutiva, simulazione minacce | Attivazione amigdala, vigilanza diurna migliorata |
A tutte le latitudini sogniamo serpenti. Perché? I dati ci dicono che i serpenti appaiono sistematicamente dei sogni occidentali, ma l’incidenza sale al venti percento in comunità indigene che elaborano pericoli ambientali reali. Le interpretazioni “culturali” (come quelle di Freud e Jung) per quanto basate su un approccio scientifico dal punto di vista metodologico (Sigmund Freud, 1856-1939, era un medico specializzato in neurologia) sono comunque elaborazioni culturali. Oggi ci sono anche altri approcci. Le neuroscienze sono molto più recenti: sono state formalizzate nel 1962 grazie al neurofisiologo Francis O. Schmitt, che promosse l’unione di biologia, chimica, fisica e psicologia per studiare il cervello.
Basandosi su un approccio “fisiologico” e quantitativo, gli studi neuroscientifici del 2023 confermano un ruolo adattivo: secondo alcuni studi sognare serpenti attiverebbe l’amigdala, simulando minacce per migliorare la vigilanza diurna. Questa idea mette in discussione le interpretazioni simboliche tradizionali, spostando l’attenzione sulla funzione evolutiva dell’attività onirica.
Cos’è il sogno, cos’è il mito
Il viaggio dell’eroe teorizzato da Joseph Campbell presenta parallelismi profondi con gli studi cross-culturali sui sogni. Campbell (1904–1987) è stato un celebre mitologo, scrittore e storico delle religioni statunitense, noto per i suoi studi pionieristici in mitologia comparata. Il suo lavoro sul “viaggio dell’eroe” (riutilizzato anche dagli sceneggiatori di Hollywood come “struttura universale” per le trame) afferma che tutti i miti del mondo condividano una struttura comune, il “monomito” o “viaggio dell’eroe”, descritto nel suo capolavoro L’eroe dai mille volti (1949).
Sia i sogni che il viaggio dell’eroe (cioè il mito comune a tutte le popolazioni umane) descrivono un percorso archetipico di discesa nell’inconscio, confronto con ombre interiori e ritorno trasformativo. Nelle culture foraggiatrici i sogni risolvono minacce con supporto comunitario, eco del ritorno con elisir collettivo nei miti africani. In Occidente prevale la lotta individuale degli eroi solitari, mentre in Asia sogni di trasformazione simboleggiano apoteosi spirituale.
Certamente gli archetipi junghiani, cioè moduli ancestrali di pensiero e comportamento innato, radicati nell’inconscio collettivo, sono stati ridimensionati dalle ricerche recenti. Non strutture innate universali ma pattern di comportamento modellati culturalmente, visibili solo attraverso rappresentazioni specifiche.
Il dibattito è ampissimo e forse è uno dei pochi che si accosta e supera il dibattito filosofico sulle religioni, la trascendenza e la persistenza della vita oltre la ita. Nell’oniromanzia, l’antica arte divinatoria e interpretativa dei sogni, distinta dallo studio psicologico, ad esempio, l’Ombra ha un ruolo di aggressore. Ma appare nei sogni aggressivi cross-culturali con manifestazioni che variano profondamente. L’Eroe occidentale lotta da solo, quello delle società collettiviste trova risoluzione nel gruppo. Gli studi delle neuroscienze enfatizzano la causalità socio-culturale sopra la neurofisiologia (cioè il sogno come espressione di una singola cultura che lo modella), ridefinendo il rapporto tra biologia e psiche nell’esperienza onirica umana.
Studiare scientificamente il sogno, insomma, serve a capire meglio chi siamo. Oltre che a evitare di farci mordere da un serpente, magari.
Alcune fonti di questo articolo:
- https://www.sciencedirect.com/science/article/abs/pii/S1053810008001268
- https://neurosciencenews.com/social-dreaming-culture-24952/
- https://pmc.ncbi.nlm.nih.gov/articles/PMC10545663/
- https://dreams.ucsc.edu/Library/fmid6.html
- https://www.theatlantic.com/international/archive/2015/05/dreams-world-atlas/393182/

