Il Tesla Semi, annunciato nel 2017 con promesse di produzione per il 2019, inizierà la produzione di massa solo nel 2026. Elon Musk ha confermato l’avvio presso la Gigafactory Nevada con capacità fino a 50mila unità annue. Il ritardo è dovuto a vincoli sulle batterie e priorità data ai veicoli passeggeri. Finora sono state consegnate solo circa 200 unità in programma pilota a clienti come PepsiCo.

La lunga attesa e i ritardi continui

La presentazione risale al novembre 2017: promessa di poco più di 800 chilometri di autonomia con carico di 36,7 tonnellate e prezzi tra 150.000 e 180.000 dollari a seconda della versione. I rinvii si sono susseguiti dal 2019 al 2022, poi al 2025, infine al 2026. Durante l’evento del dicembre 2022 Tesla ha presentato la versione di produzione ma non ha avviato i volumi elevati. La conference call del terzo trimestre 2025 ha confermato lo slittamento con prime unità previste per il primo semestre 2026 e rampa produttiva nel secondo semestre.

La fabbrica e l’infrastruttura di ricarica sono due temi molto importanti, oltre al progetto in sé, che per adesso risulta essere dedicato esclusivamente agli Stati Uniti. Cominciamo dalla fabbrica. Lo stabilimento dedicato presso la Gigafactory Nevada ha completato tetto e pareti nel gennaio scorso, mentre è in corso l’installazione dei macchinari. La partnership con Pilot Company prevede circa 20 stazioni Megacharger in California, Georgia, Nevada, Nuovo Messico e Texas. La tecnologia V4 da 1,2 megawatt per punto di ricarica consente il recupero fino al 70 per cento dell’autonomia in 30 minuti. La velocità di ricarica è pensata per consentire fino a 1700 chilometri in 24 ore con strategia ottimizzata.

I primi Semi pre-produzione sono già al lavoro (Immagine Tesla
I primi Semi pre-produzione sono già al lavoro (Immagine Tesla

DHL Supply Chain ha ricevuto il primo Semi dopo un programma pilota in California, registrando consumi di 1,72 kWh per miglio trasportando 34 tonnellate su percorso di 630 chilometri. Le prestazioni risultano superiori ai diesel tradizionali per tonnellata-chilometro. L’azienda prevede l’espansione della flotta con l’aumento della produzione Tesla.

Caratteristiche tecniche SemiPunti di forza per mercato USACriticità per penetrazione in Europa
Autonomia elevata (fino a ~800 chilometri con carico)Riduce il numero di ricariche sui lunghi corridoi autostradali USA, rendendo competitivo il TCO rispetto al diesel su tratte interstatali lunghe.Pattern di trasporto europeo più frammentato (molte tratte medio‑brevi, hub multipli), quindi il vantaggio di autonomia può essere meno determinante.
Consumo energetico per tonnellata‑km molto bassoForte appeal per grandi flotte USA con alta percorrenza annua, che massimizzano il risparmio su carburante ed emissioni.In UE molti operatori sono di piccole/medie dimensioni: minore capacità di investimento iniziale e orizzonte di ammortamento più breve.
Ricarica Megawatt (Megacharger/MCS) ad alta potenzaPossibilità di ricariche veloci su corridoi dedicati, integrabili con la rete Supercharger esistente e con grandi hub logistici.Infrastruttura Megawatt quasi assente in UE, necessità di investimenti coordinati con Stati, TSO/DSO e gestori autostradali.
Piattaforma “ready for autonomy” (hardware e sensoristica)Allineamento con tendenza USA a sperimentare camion a guida avanzata su tratte dedicate; possibile leva di efficienza aggiuntiva in futuro.Normativa UE su guida autonoma più prudente e frammentata; iter di omologazione più complesso e tempi di autorizzazione più lunghi.
Integrazione nel sistema Tesla (software, telemetria, energia)Gestione flotte, manutenzione predittiva e integrazione con soluzioni di energy management Tesla per grandi clienti USA.Necessità di integrazione con sistemi già esistenti delle flotte europee e con standard diversi per dati, cybersecurity e diagnostica.
Progetto pensato per lunghe distanze e pesi elevatiSi sposa bene con il modello di “line‑haul” USA (lunghi tratti relativamente omogenei con grossi carichi).Norme UE su pesi/dimensioni, ponti, strade secondarie più restrittive; possibile necessità di adattamenti specifici di telaio e configurazione.

Il Semi nel quadro strategico complessivo

Il Semi è uno dei tre pilastri del nuovo disegno industriale insieme a Optimus, il robot umanoide, e CyberCab, il robotaxi. Tesla punta a trasformarsi da costruttore di veicoli a colosso di robotica, intelligenza artificiale e infrastrutture energetiche. Gli investimenti 2026 superano i 20 miliardi di dollari per sei fabbriche: raffineria di litio in Texas, batterie LFP, Cybercab, Semi, Megafactory per l’energia e Optimus. La divisione energetica ha registrato installazioni record nel 2025 con 46,7 GWh di stoccaggio distribuiti, ma l’azienda ha avvisato di una compressione dei margini nel 2026 per concorrenza e dazi.

La strategia prevede il riuso delle tecnologie: software di guida autonoma e reti neurali condivisi tra auto, CyberCab e Semi. I chip AI proprietari e l’infrastruttura di calcolo interna servono per addestrare i sistemi. Da questo punto di vista, la fusione tra entità diverse di Elon Musk ha perfettamente senso.

Un esempio: il Semi è progettato per l’autonomia: l’hardware è pensato per sistemi avanzati di guida autonoma e per una futura piattaforma di trasporto merci completamente autonoma. Invece, i robot Optimus vengono utilizzati nelle fabbriche Tesla anche per automatizzare la produzione dei veicoli.

Elemento strategia TeslaPunti di forzaCriticità / rischi
Focalizzazione su AI e robotica (Optimus, CyberCab, FSD)Permette di riusare lo stesso stack di AI su auto, robotaxi, camion e robot umanoidi, con forti economie di scala software.Elevata complessità tecnica e regolatoria; tempi lunghi per monetizzare davvero robotaxi e robot umanoidi.
Tre pilastri industriali: Semi, CyberCab, OptimusDiversifica le fonti di ricavo oltre l’auto, creando più linee di business ad alto potenziale nel medio‑lungo termine.Rischio di dispersione: molti progetti capital‑intensive in parallelo, con possibili ritardi e sovraccarico organizzativo.
Integrazione stretta con business energia (Megapack, ricarica, Megawatt)Sinergie tra produzione veicoli, stoccaggio energia e infrastrutture di ricarica, con vantaggio competitivo “end‑to‑end”.Necessità di capitali enormi e dipendenza da iter autorizzativi lenti (reti elettriche, siti di accumulo, permessi locali).
Produzione interna e automazione (incluso uso di Optimus in fabbrica)Potenziale riduzione dei costi di produzione e maggiore controllo sulla supply chain, soprattutto su batterie e componenti chiave.Rischio di execution: industrializzare robot umanoidi in produzione reale è un salto non banale rispetto ai prototipi.
Posizionamento come piattaforma tecnologica più che come singolo costruttore autoRafforza la narrativa di Tesla come “infrastruttura di mobilità e robotica”, utile per attrarre capitali e talenti.Il mercato può penalizzare periodi prolungati di investimento con margini compressi e cicli di hype/disillusione sull’AI.
Forte concentrazione degli investimenti su pochi grandi progetti 2025‑2027Se funziona, crea un vantaggio difficilmente recuperabile per i concorrenti meno integrati su software, AI e energia.Se anche uno dei pilastri (es. robotaxi o robot umanoidi) fallisce o ritarda molto, l’impatto su valutazione e fiducia può essere elevato.
Una stazione di ricarica per Semi (IImmagine Tesla)
Una stazione di ricarica per Semi (IImmagine Tesla)

Le prospettive europee

Non esistono piani chiari e ufficiali per un’espansione commerciale del Semi in Europa. I vincoli di omologazione richiedono l’adattamento alle norme europee su pesi, dimensioni, sicurezza e cybersecurity. L’assenza di infrastruttura rappresenta un ostacolo: la rete Megacharger europea è inesistente e servirebbero corridoi lungo le direttrici TEN-T (est-ovest e nord-sud). Il mercato è frammentato e i costruttori locali come Daimler, Volvo, Scania, MAN e Iveco propongono già camion elettrici e a idrogeno. I rapporti con i proprietari di grandi flotte sono oltretutto decennali: le finestre temporali per entrare in questo mercato sono molto sparse.

Lo scenario plausibile della penetrazione del Semi di Tesla in Europa, se tutto andrà bene negli Usa, prevede una prima fase con dimostratori presso grandi clienti in Benelux, Germania e Scandinavia, una seconda fase con corridoi di ricarica selettivi e una terza fase di vendita regolare solo dopo la stabilizzazione della produzione negli Stati Uniti e la risoluzione delle omologazioni.

Tuttavia, Tesla deve prima dimostrare il funzionamento del Semi su grande scala e con margini in Nord America. Solo dopo potrà affrontare l’investimento per adattare prodotto, ricarica e vendita al mercato europeo regolato e presidiato dai costruttori tradizionali.

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