Nel 1980 un linguista e un filosofo americani pubblicarono un libretto di neanche 250 pagine che ha cambiato il modo in cui pensiamo il pensiero. La tesi era semplice e spiazzante: le metafore non sono abbellimenti poetici, sono la struttura stessa della mente umana. Quando diciamo “ho perso tempo” o “devo difendere la mia posizione“, non stiamo usando figure retoriche; stiamo rivelando come funziona davvero il nostro cervello.
Il libro si chiama Metaphors We Live By (in italiano è stato tradotto come Metafora e vita quotidiana), gli autori sono George Lakoff e Mark Johnson, e da allora è diventato uno dei testi più linkati nei lavori accademici delle scienze umane: oltre centomila citazioni. Ma andiamo con ordine.
Il capovolgimento di Aristotele
La linguistica è la scienza che studia il linguaggio umano nella sua struttura, evoluzione e funzionamento, analizzando come le lingue si organizzano, si trasformano e vengono usate per comunicare. Lakoff insegna linguistica cognitiva a Berkeley, Johnson è filosofo. Insieme hanno rovesciato una tradizione che risale ad Aristotele: per il filosofo greco e per i venticinque secoli successivi la metafora era un abbellimento, uno strumento poetico separato dal pensiero razionale. Il libro sostiene invece che il processo funziona al contrario: pensiamo metaforicamente prima di parlare metaforicamente, e le metafore non decorano i concetti ma li generano.
I due studiosi identificano tre categorie fondamentali. Le metafore strutturali trasferiscono la struttura di un concetto concreto su uno astratto: la discussione viene concepita come una guerra, il tempo come denaro, le idee come cibo da digerire. Le metafore orientazionali organizzano sistemi di concetti usando lo spazio: su è positivo, giù è negativo, e questo vale per le emozioni, la salute, lo status sociale. Le metafore ontologiche permettono di trattare esperienze astratte come entità concrete: la mente diventa un contenitore che si riempie o si svuota, l’inflazione diventa un nemico da combattere.
I tre approcci principali a confronto
| Tema | Metafora concettuale (Lakoff & Johnson) | Grammatica generativa (Chomsky) | Visione classica (da Aristotele in poi) |
|---|---|---|---|
| Natura del linguaggio | Radicato nell’esperienza corporea e nella percezione | Sistema formale innato, autonomo dalla percezione | Strumento per rappresentare il pensiero |
| Rapporto linguaggio–pensiero | Il linguaggio riflette e struttura il pensiero | Il linguaggio è indipendente dal pensiero (modulo separato) | Il linguaggio esprime pensieri già formati |
| Ruolo delle metafore | Centrali: strutturano i concetti astratti | Marginali: fenomeni superficiali, non strutturali | Ornamentali: figure retoriche |
| Origine del significato | Dall’esperienza corporea (embodied cognition) | Dalla struttura sintattica e dalle regole innate | Dalla relazione tra parole e realtà |
| Corpo e mente | Unità: la mente è incarnata nel corpo | Separazione: focus su mente astratta | Corpo poco rilevante, centralità della ragione |
| Universalità | Parziale: dipende da esperienza condivisa | Forte: grammatica universale innata | Variabile ma spesso legata alla logica |
| Metodo di studio | Interdisciplinare (linguistica, psicologia, neuroscienze) | Formale e computazionale | Filosofico e retorico |
| Obiettivo | Capire come pensiamo attraverso il linguaggio | Descrivere la struttura profonda del linguaggio | Analizzare il linguaggio come espressione del pensiero |
| Visione della realtà | Mediata dalle metafore | Accessibile tramite strutture mentali innate | Esistente indipendentemente, il linguaggio la descrive |
| Critiche principali | Rischio di circolarità (pensiero ↔ metafora) | Troppo astratto, poco legato all’uso reale | Riduttiva: ignora il ruolo cognitivo del linguaggio |
La radice nel corpo
C’è un aspetto cruciale che distingue la teoria di Lakoff e Johnson da altre forme di costruttivismo. Le metafore non sono convenzioni arbitrarie che una cultura potrebbe invertire a piacere: derivano da correlazioni esperienziali radicate nel corpo. Quando siamo tristi il corpo si curva verso il basso, quando siamo felici si erge; quando dormiamo siamo sdraiati, quando siamo svegli in piedi; aggiungere oggetti fa alzare il livello di un mucchio. La biologia àncora il linguaggio e impedisce il relativismo totale.
Questa posizione filosofica, che i due autori chiamano esperienzialismo o realismo incarnato, traccia una terza via. Da un lato rifiuta l’oggettivismo classico secondo cui il linguaggio rispecchia una realtà esterna con struttura indipendente dalla mente. Dall’altro respinge il soggettivismo radicale per cui ogni costruzione linguistica sarebbe equivalente a ogni altra. Le metafore strutturano la realtà, ma alcune funzionano meglio di altre perché più coerenti con l’esperienza corporea condivisa.

Illuminare e nascondere
Ogni metafora opera una selezione: mette in luce certi aspetti di un concetto e ne oscura altri. Se la discussione viene concepita come guerra, emergono il conflitto e la logica dei vincitori, ma svaniscono la cooperazione e la comprensione reciproca. Se il tempo viene concepito come denaro, emergono efficienza e produttività, ma scompaiono la contemplazione e l’ozio creativo. Questa dinamica ha conseguenze pratiche: le metafore guidano percezione, ragionamento e azione.
Nel 2003 è uscita un’edizione ampliata del libro con una aggiunta in cui gli autori hanno discusso ventitré anni di sviluppi successivi. Studi di psicologia cognitiva hanno confermato che le metafore vengono processate in modo automatico e influenzano giudizi e decisioni. Lakoff ha sviluppato teorie su come le metafore siano implementate nel cervello e ha applicato il modello alla politica americana, sostenendo che conservatori e progressisti usano metafore familiari radicalmente diverse. Il paradigma della cognizione incarnata è diventato nel frattempo mainstream nelle scienze cognitive.
Le critiche e l’eredità
Il libro ha praticamente fondato la linguistica cognitiva come disciplina autonoma, in polemica con la grammatica generativa di Noam Chomsky. Ha generato conferenze accademiche annuali, società scientifiche specializzate, laboratori di ricerca sul tema. Alcuni studiosi hanno sviluppato strumenti empirici come la procedura di identificazione delle metafore; altri hanno investigato attraverso esperimenti il rapporto tra metafora concettuale e corporeità.
Non sono mancate le contestazioni. L’antropologa Naomi Quinn ha sostenuto che la direzione causale del modello è invertita: non sono le metafore a strutturare il pensiero, ma è il pensiero a strutturare le metafore. Le metafore sarebbero dunque espressione del pensiero e non sua struttura. Il dibattito resta aperto, ma le oltre centomila citazioni accademiche testimoniano che quel libretto del 1980 ha comunque aperto una strada che nessuno aveva percorso prima e ci ha offerto un modo diverso di guardare il mondo e il modo con il quale lo pensiamo. Non è solo un libro sulle metafore: è un libro che mostra che non possiamo pensare senza di esse.
Il libro di George Lakoff e Mark Johnson. Metaphors We Live By. University of Chicago Press, 1980 (ed. ampliata 2003).
La versione italiana, Metafora e vita quotidiana. Roi Edizioni, 2022.

