Vent’anni fa, il 20 giugno 2006, Sony lanciava in Giappone il primo lettore Blu-ray Disc della storia. Era il BDZ-S77, un apparecchio che costava l’equivalente di circa 1800 dollari di oggi e che prometteva una rivoluzione: portare l’alta definizione nelle case di tutti. Una promessa mantenuta, anche se con tempi e modi diversi da quelli immaginati.

La tecnologia era pronta da tempo. I primi prototipi risalivano al 2000, quando Sony insieme ad altri colossi dell’elettronica aveva cominciato a sviluppare un formato capace di superare i limiti del DVD. Il nome derivava dal laser blu-violetto utilizzato per leggere i dati, con una lunghezza d’onda di 405 nanometri che permetteva di incidere tracce molto più sottili rispetto al laser rosso del DVD. Risultato: 25 gigabyte su un singolo strato, cinque volte la capacità di un DVD tradizionale.

Ma la vera battaglia si combatteva su un altro fronte. Dall’altra parte c’era Toshiba con il suo HD DVD, supportato da Microsoft e da una parte dell’industria cinematografica. Due formati incompatibili che si contendevano il mercato, proprio come era successo negli anni Ottanta del secolo precedente con la lotta senza quartiere tra VHS e Betamax. Di nuovo, la guerra degli standard stava paralizzando i consumatori, incerti su quale tecnologia avrebbe vinto.

I diversi formati di dischi audio e ottici (Wikimedia - By Cmglee - Own work CC BY-SA 3.0)
I diversi formati di dischi audio e ottici (Wikimedia – By Cmglee – Own work CC BY-SA 3.0)

L’alleanza vincente

Sony aveva però un asso nella manica: la PlayStation 3. Lanciata nel novembre 2006, la console integrava nativamente un lettore Blu-ray, trasformando milioni di giocatori in potenziali utilizzatori del nuovo formato. Una mossa strategica che si rivelò decisiva quando, nel 2008, Warner Bros annunciò l’abbandono dell’HD DVD in favore del Blu-ray. Toshiba capitolò il successivo febbraio, mettendo fine alla guerra degli standard.

La vittoria non significava però strada spianata. Il mercato doveva fare i conti con prezzi ancora elevati e soprattutto con una nuova minaccia che si profilava all’orizzonte: lo streaming. Netflix aveva già cominciato il suo servizio di video on-demand e YouTube stava cambiando il modo di consumare contenuti video. Il Blu-ray doveva dimostrare di valere il notevole investimento necessario al suo funzionamento.

Evoluzione continua

La risposta arrivò con continui miglioramenti tecnologici. Nel 2016 debuttò il formato Ultra HD Blu-ray, capace di contenere film in risoluzione 4K con supporto HDR su dischi da 66 o 100 gigabyte. Una capacità che permetteva non solo una qualità video superiore, ma anche audio immersivo con formati come Dolby Atmos e DTS:X. Caratteristiche che lo streaming fatica ancora a eguagliare, ottime soprattutto per chi cerca la massima fedeltà audiovisiva.

La superiorità tecnologica c’era, però il mercato stava già imboccando un’altra direzione. Lo streaming ha cominciato a dominare i consumi quotidiani, mentre il Blu-ray si è trasformato in un prodotto per appassionati e collezionisti. Le major cinematografiche hanno continuato (e in parte continuano ancora) a pubblicare le loro produzioni più prestigiose in formato fisico, ma i volumi di vendita calano anno dopo anno. E poi, cinque anni fa, la pandemia ha accelerato ulteriormente questa tendenza, spostando l’attenzione verso le piattaforme digitali.

Blu-ray vs Hd Dvd

CaratteristicaBlu-ray HD DVD
Capacità Single-Layer25 GB15 GB
Capacità Dual-Layer50 GB30 GB
Capacità Triple/Quad-LayerFino a 100-128 GB (BDXL)Fino a 45 GB (non standardizzato)
Lunghezza d’onda laser405 nm (blu-violetto)405 nm (blu-violetto)
Bitrate max video40 Mbps (standard), 128 Mbps (UHD)28-36 Mbps
Risoluzione supportata1080p (standard), 4K/HDR (UHD dal 2016)1080p
Audio supportatoDolby TrueHD, DTS-HD Master AudioDolby TrueHD, DTS-HD Master Audio
Protezioni antipirateriaAACS, BD+ (avanzate, con Java BD-J)AACS (meno flessibile)
Costo produzione inizialePiù alto (circa 10-12$ a disco)Più basso (circa 5-7$ a disco)
ProMaggiore capacità per film senza compressione; menu interattivi avanzati; integrazione PS3 (10M+ unità); supporto Hollywood (Disney, Warner) Player più economici e veloci da masterizzare; compatibilità con DVD esistente; licenze più accessibili
ControCosti elevati per drive/dischi; drive inizialmente più lenti; dipendenza da Sony Capacità limitata (dual-layer insufficiente); meno supporto studi (solo 20% mercato); nessuna console dominante

Un futuro incerto ma vivo

Oggi il Blu-ray sopravvive in una nicchia solida ma circoscritta. Gli appassionati di cinema apprezzano la qualità tecnica superiore, la possibilità di possedere fisicamente il film e i ricchi contenuti extra che accompagnano le edizioni da collezione. Una comunità che tiene in vita un formato nato per essere mainstream ma diventato oggi un prodotto premium, di nicchia.

Infatti, vent’anni dopo il suo debutto, il Blu-ray resta la testimonianza di come una tecnologia possa vincere una battaglia commerciale ma trovarsi a combattere una guerra completamente diversa (e perderla). L’alta definizione promessa nel 2006 è arrivata, ma per strade che nessuno aveva previsto: lo streaming, che nelle case è addirittura senza fili. Inimmaginabile sino a pochi anni prima. Invece, il formato fisico resiste, trasformato in oggetto del desiderio per chi non si accontenta del compromesso dello streaming e vuole “possedere” il film o la serie. È una nicchia, certo, ma destinata a durare.

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