Un relitto sommerso, una macchina impossibile e lo sguardo incredulo di un archeologo greco. Correva l’anno 1901 quando alcuni pescatori di spugne si imbatterono nei resti di un antico naufragio al largo dell’isola di Antikythera. Tra le statue e gli oggetti recuperati da un relitto romano, giaceva un ammasso corroso che sarebbe rimasto dimenticato per altri due anni nei depositi del Museo Archeologico di Atene. Fu l’archeologo Valerios Stais a notare qualcosa di straordinario in quel grumo di metallo ossidato: ingranaggi dentati, meccanismi di precisione, iscrizioni misteriose.

Dovettero passare decenni prima che il mondo comprendesse di trovarsi davanti al primo computer analogico della storia. Il congegno, risalente al II secolo a.C., era capace di calcolare posizioni astronomiche, prevedere eclissi e monitorare i cicli celesti con una precisione sconcertante. Un planetario meccanico che sfruttava sofisticati ingranaggi epicicloidali e differenziali per riprodurre i movimenti irregolari dei corpi celesti. Una tecnologia che non sarebbe stata nuovamente sviluppata fino a 1.400 anni dopo, nell’Europa medievale.

L'Archeopunk, gli straordinari meccanismi degli Antichi
L’Archeopunk, gli straordinari meccanismi degli Antichi (Immagine generata con AI)

Cronologia delle principali scoperte sul meccanismo

Un contributo fondamentale alla comprensione del meccanismo è arrivato dall’ingegnere italiano Giovanni Pastore. Le sue ricerche hanno evidenziato la complessità tecnica del dispositivo, dimostrando come la civiltà ellenistica, che noi abbiamo sempre studiato soprattutto dal punto di vista della poesia della letteratura e del mito, avesse raggiunto livelli di sofisticazione ingegneristica inimmaginabili. Pastore ha sottolineato come il meccanismo fosse un preciso calcolatore astronomico, capace di riprodurre i movimenti dei pianeti visibili e le fasi lunari. Un lavoro che ha costretto gli storici a rivedere completamente le nostre conoscenze sulla tecnologia e la scienza dell’antichità.

AnnoScoperta/EventoRicercatore/Istituzione
1901Ritrovamento del relitto e dei frammentiPescatori di spugne greci
1902Identificazione come meccanismo con ingranaggiValerios Stais
1951Inizio degli studi moderniDerek J. de Solla Price
1971-1974Prime radiografie e analisi strutturalePrice e Karakalos
2000-2010Contributi all’interpretazioneGiovanni Pastore
2005-2006Scansioni tomografiche ad alta risoluzioneAntikythera Mechanism Research Project
2008Decifrazione dei quadranti e funzioniFreeth et al.
2016Scoperta dei numeri relativi ai cicli di Venere e SaturnoFreeth
2021Nuova ricostruzione completa propostaUCL Antikythera Research Team

Da Indiana Jones alla realtà scientifica

Il meccanismo è balzato recentemente agli onori della cronaca grazie al film “Indiana Jones e il Quadrante del Destino”. L’ultima pellicola dedicata all’archeologo interpretato da Harrison Ford ha trasformato il dispositivo in un mitico oggetto creato da Archimede con poteri sovrannaturali, capace addirittura di manipolare il tempo. Ma la realtà, come spesso accade, è ben più affascinante della finzione. Il vero meccanismo di Antikythera rappresenta l’apice della conoscenza astronomica e matematica antica, racchiusa in un gioiello di bronzo grande quanto un libro.

Un frammento del meccanismo di Antikythera (Fonte Wikipedia)
Un frammento del meccanismo di Antikythera (Fonte Wikipedia)

Oggi siamo riusciti a ricostruirlo in buonissima parte, nonostante sia giunto a noi in maniera incompleta, grazie al lavoro di decine di scienziati e storici. La sua interfaccia mostrava il moto del Sole e della Luna attraverso le costellazioni dello zodiaco, tracciando con precisione sorprendente i loro percorsi apparentemente irregolari nel cielo. Un sistema di 30 ingranaggi in bronzo, alcuni piccoli quanto un’unghia, lavorava all’unisono per tradurre la rotazione di una semplice manovella in complessi calcoli astronomici. Il dispositivo poteva persino predire eclissi con anni di anticipo, grazie a quadranti speciali che tenevano conto dei cicli Saros e Metone.

I calendari astronomici nel meccanismo di Antikythera

Ciclo astronomicoDurataFunzione nel meccanismo
Ciclo solare365,25 giorniTracciamento della posizione del Sole nello zodiaco
Ciclo lunare siderale27,32 giorniMovimento della Luna rispetto alle stelle fisse
Ciclo sinodico lunare29,53 giorniFasi lunari e posizione relativa al Sole
Ciclo Metonico19 anni (235 mesi lunari)Sincronizzazione dei calendari lunare e solare
Ciclo Callippico76 anni (4 cicli Metonici)Correzione del ciclo Metonico
Ciclo Saros18 anni e 11 giorniPredizione delle eclissi
Ciclo Exeligmos54 anni (3 cicli Saros)Miglioramento della predizione delle eclissi
Ciclo delle Olimpiadi4 anniTracciamento dei giochi panellenici

Definirlo “computer” non è un’esagerazione ma una descrizione tecnica accurata. Il congegno di Antikythera svolgeva esattamente ciò che fanno i moderni calcolatori: elaborava dati in ingresso (la posizione iniziale e la rotazione della manovella) per produrre risultati (posizioni astronomiche) attraverso una serie di passaggi algoritmici implementati meccanicamente. Era programmato con formule astronomiche codificate nella disposizione stessa degli ingranaggi, seguendo le teorie matematiche di Ipparco di Rodi. Un computer analogico, quindi, e non digitale, la cui programmazione era “fissa”. Non una macchina generalista, ma un marchingegno altamente specializzato e bravissimo a fare una cosa sola: calcolare e predire i movimenti del cielo.

Il futuro del passato

Negli ultimi vent’anni, grazie a tecniche di imaging avanzate come la tomografia computerizzata, abbiamo potuto finalmente scrutare dentro il meccanismo senza danneggiarlo. Le iscrizioni rivelate sono istruzioni dettagliate, un vero e proprio manuale d’uso inciso sul metallo. I numeri 462 e 442, scoperti solo nel 2016, corrispondono ai cicli sinodici di Venere e Saturno, dimostrando una precisione astronomica sorprendente per l’epoca in cui sono stati definiti.

Recenti ricostruzioni funzionanti (ce n’è anche una versione realizzata con il Lego) hanno evidenziato la genialità ingegneristica del dispositivo. Un team dell’University College di Londra ha dimostrato nel 2021 come gli ingranaggi fossero organizzati con magistrale eleganza matematica, condividendo componenti tra diverse funzioni con un approccio sorprendentemente moderno. Certo, siamo lontanissimi dai primi computer del Dopoguerra, ma la strada è comunque (e incredibilmente) proprio quella. Ciò solleva interrogativi inquietanti: come mai questa tecnologia poi è scomparsa per oltre un millennio?

Dove vedere repliche funzionanti

LuogoCittàPaeseTipo di replica
Museo Archeologico NazionaleAteneGreciaOriginale e ricostruzioni
Kotsanas Museum of Ancient Greek TechnologyAteneGreciaReplica funzionante
American Computer MuseumBozeman, MontanaUSAReplica funzionante
Musée des Arts et MétiersParigiFranciaReplica espositiva
Children’s Museum of ManhattanNew YorkUSAReplica interattiva
Archimedes MuseumOlimpiaGreciaReplica funzionante
Astronomisch-Physikalisches KabinettKasselGermaniaReplica espositiva
Universidad de SonoraHermosilloMessicoReplica in scala 10X (2024)

Forse il meccanismo di Antikythera non era un pezzo unico ma per certo è l’unico sopravvissuto di una tradizione tecnologica perduta. Cicerone menziona dispositivi simili creati da Archimede, portati a Roma come bottino di guerra. L’oggetto ripescato dalla nave romana affondata rimane una potente testimonianza di quanto siano fragili le conquiste tecnologiche umane, facilmente cancellabili dalla storia durante periodi di crisi. Soprattutto in un tempo e in una cultura basata sull’idea di mistero e non di condivisione del sapere: le “scuole”, come quella di Archimede, che arrivavano a importanti scoperte scientifiche, le tenevano segrete, solo per sè. L’idea della revisione tra pari e della condivisione del sapere era lontana dalla mentalità dell’epoca. Una lezione che, nell’era digitale, suona particolarmente attuale.

Quindi, se sicuramente il meccanismo di Antikithera è il primo computer analogico che sia arrivato fino a noi, quasi altrettanto sicuramente non è stato il primo in assoluto. Gli altri, distrutti e poi sepolti dalle sabbie del tempo, sono stato tenuti segreti per quanto possibile, sino a che non ce ne siamo dimenticati.

Alcune fonti di questo articolo: