Mezzo secolo di Apple, e un mistero da svelare: come mai è diventata proprio lei l’azienda-simbolo di almeno tre rivoluzioni tecnologiche? Dalla nascita del personal computer (Apple II) a quello dell’interfaccia grafica (Macintosh) sino agli apparecchi Post-PC (dall’iPod all’iPhone e poi dall’iPad fino al Vision Pro) Apple è stata sistematicamente al centro dei grandi cambiamenti tecnologici. Anzi, spesso li ha inventati lei.

Per questo abbiamo deciso di indagare nel passato di Apple, cercando qualcosa che ci spiegasse la sua unicità e, a sorpresa, è venuto fuori un aspetto che non è quasi mai considerato: il senso dell’umorismo, quasi anarchico, che fa parte del DNA dell’azienda. Oggi non si considera più, anche perché Tim Cook è molte cose ma non un prankster, una persona che ama fare gli scherzi, neanche con la faccia seria. Eppure, Apple stessa è nata quasi per scherzo. Cioè, con uno scherzo ben architettato.

Apple infatti compie tra poco 50 anni, passati sotto il segno del Pesce d’Aprile: è stata fondata il primo aprile del 1976. Il suo DNA non è solo quello del design, dell’innovazione, della tecnologia raffinata, dei servizi senza macchia e dei valori unici nel settore. Invece, c’è anche un’ascendenza diversa, molto più giocosa. Noi abbiamo deciso di chiamarla l’eredità del Pirata: ovverosia come lo spirito prankster di Woz ha contribuito non poco a costruire un impero.

Il famoso garage di casa Jobs dove è nata Apple (Immagine Wikipedia)
Il famoso garage di casa Jobs dove è nata Apple (Immagine Wikipedia)

L’ingegnere che telefonava al Papa

La storia orale di Apple e dei suoi fondatori va indietro fino al lontano 1971. I protagonisti stessi hanno raccontato in varie occasioni cosa successe quando Steve Wozniak assemblò la sua prima “blue box”, un dispositivo elettronico capace di emulare i toni delle centrali telefoniche e di ottenere chiamate gratuite su qualunque linea del pianeta.

Non è soltanto un exploit tecnico: è la filosofia di un hacker che considera i sistemi come giochi da smontare e rimontare per divertimento. Con Jobs al suo fianco, Wozniak usa il dispositivo per telefonare al Vaticano spacciandosi per Henry Kissinger, il segretario di Stato americano, e arriva a un soffio dal parlare con il Pontefice: è la risata che lo tradisce, non la tecnologia.

Quel medesimo spirito ribelle e anarchico produce, nel 1977, la brochure dello Zaltair: ottomila copie di un finto catalogo promozionale per un computer inesistente, distribuito alla West Coast Computer Faire per deridere i concorrenti della MITS, produttori dell’Altair. Era satira industriale stampata in offset.

Alla stessa radice appartiene il prezzo dell’Apple I, fissato a 666,66 dollari nel 1976. La spiegazione ufficiale, che Wozniak ha ripetuto per decenni, è aritmetica pura: il prezzo all’ingrosso era 500 dollari, e aggiungere un ricarico del 33,3 per cento produceva quella cifra simmetrica e bizzarra che nessun responsabile marketing sobrio avrebbe mai approvato. L’Apple II del 1977, primo personal computer di successo commerciale con architettura aperta, porta VisiCalc nelle aziende di mezzo mondo e trasforma il giocattolo degli hacker in uno strumento professionale. Ma il codice genetico è già scritto.

Steve Wozniak e Andy Hertzfeld nel 1985 (Immagine Wikipedia)
Steve Wozniak e Andy Hertzfeld nel 1985 (Immagine Wikipedia)

Clarus, il cane-mucca e la cultura interna

La tradizione del pesce d’aprile istituzionalizzato arriva nel 1989, quando l’ingegnere Mark Harlan, autore della documentazione di Apple, pubblica la Macintosh Technical Note numero 31: un documento ufficiale Apple che descrive con serietà accademica la biologia, le abitudini alimentari e i versi di Clarus, la Dogcow, l’icona surreale di cane-mucca creata da Susan Kare per i font di sistema.

Il documento è una pietra miliare della cultura nerd di Apple, un momento in cui l’azienda ride di sé stessa con una precisione tecnica degna di un vero manuale. Jobs, dal canto suo, ha sempre avuto il senso della messa in scena: nel 2007, durante la presentazione del primo iPhone, chiama in diretta uno Starbucks per ordinare quattromila latte, i beveroni a base di caffè tanto amati dagli americani, e poi, con il tempismo di un comico consumato, riattacca. Non è un momento improvvisato: è talento e abilità.

Quella stessa ironia calibrata al millimetro torna nella campagna “Get a Mac” del 2006, la serie di spot in cui un Mac giovane e disinvolto si confronta con un PC goffo e nevrotico. La campagna dura fino al 2009 e resta una delle più citate nella storia della pubblicità: umorismo leggero che vende con garbo, persuasione che funziona come un sorriso.

Apple Park è l'attuale quartier generale di Apple (Immagine Wikipedia)
Apple Park è l’attuale quartier generale di Apple (Immagine Wikipedia)

Da tremila miliardi di dollari, ridendo

Il Wozniak privato è ancora più inventivo. Il disturbatore televisivo tascabile che costruisce per i dormitori universitari, capace di mandare in tilt qualunque televisore catodico nel raggio di qualche metro, trasforma compagni e amici in involontari attori di una commedia: pensando che il problema sia dell’antenna, li convince ad assumere posture sempre più assurde mentre lui, in un angolo, finge di guardare.

E poi c’è la chiamata alla polizia per segnalare la Mercedes SL di Jobs parcheggiata sugli stalli riservati ai disabili. È un’altra storia verificata, con un secondo livello di beffa: Wozniak si finge un altro collega, Andy Hertzfeld, per depistare ulteriormente. Buon sangue non mente: già alle superiori Wozniak aveva dimostrato un carattere anarchico e difficile da contenere. Un esempio? Lo scherzo (oggettivamente un po’ esagerato) del metronomo nascosto in un armadietto scolastico, costruito per sembrare un ordigno e programmato per accelerare il ticchettio all’apertura dello sportello, è costato a Wozniak una notte in un centro di detenzione minorile, che lui ricorda come una delle “serate più istruttive” della sua giovinezza.

Cinquant’anni dopo, Apple ha superato i tremila miliardi di dollari di valore in Borsa, nel 1984 ha portato per prima l’interfaccia grafica al grande pubblico con il Macintosh, ha salvato l’industria musicale con iPod e iTunes tra il 2001 e il 2003, ha ridefinito la telefonia con l’iPhone nel 2007, ha costruito con i chip della serie M la migliore architettura mobile del decennio e si ostina a realizzare un sistema di intelligenza artificiale (Apple Intelligence) che elabora i dati direttamente sul dispositivo senza cederne il controllo al cloud.

Lo fa soprattutto perché ha anche più volte messo i diritti in prima linea: diritto alla privacy, all’inclusione, al rispetto dell’ambiente. L’azienda più seria e premurosa nel settore tech ha però un’origine “comica” e un co-fondatore che telefonava al Papa fingendo di essere il segretario di Stato americano. Non è una contraddizione: è esattamente il punto.

Le due fonti di questo articolo:
  • https://www.folklore.org/0-index.html
  • https://en.wikipedia.org/wiki/Apple_Inc.