L’avrete probabilmente sentito usare come formula prosaica o frase fatta: “È nato prima l’uovo o la gallina?” per dire qualcosa di cui si discute che non è importante e comunque non ha una soluzione. In realtà, le cose non stanno esattamente così, perché sul quesito se sia nato prima l’uovo o la gallina c’è molto da dire, e dice molto anche di come pensiamo noi esseri umani.

Intanto, questa domanda non ha mai avuto bisogno di una risposta scientifica perché non è mai stata una domanda scientifica. Si tratta di un paradosso logico formulato già dai filosofi greci, un esercizio di ragionamento che i filosofi dell’epoca di Aristotele trattavano nei loro scritti come un esempio di circolarità causale. Il fatto che ancora oggi qualcuno cerchi di risolverlo con la biologia dice più sul nostro bisogno di certezze che sulla natura del problema stesso.

Dal punto di vista evolutivo la questione è (quasi) banale. Gli organismi che deponevano uova esistevano centinaia di milioni di anni prima che comparisse qualsiasi cosa remotamente simile a una gallina. Le prime uova con guscio rigido risalgono a circa 340 milioni di anni fa, mentre la gallina domestica è stata addomesticata dall’uomo circa ottomila anni fa, a partire da antenati selvatici già ovipari. Se parliamo di generiche strutture biologiche “uova con guscio rigido” e di animali “galline domestiche”, nasce sicuramente prima l’uovo, non c’è dubbio alcuno.

Ma questa risposta manca completamente il punto. Il paradosso non chiede quale struttura biologica sia comparsa per prima nella storia naturale. Chiede invece come sia possibile che qualcosa nasca da qualcos’altro se quel qualcos’altro a sua volta deve nascere dalla prima cosa. È un problema di logica circolare, non di paleontologia.

Uova o gallina?

ProspettivaRisposta prevalenteArgomento chiaveChi lo dice
Biologia evoluzionisticaUovo prima della gallinaMutazioni e cambio di specie avvengono nell’embrione dentro l’uovo.Scienza evoluzionistica contemporanea
PaleontologiaUovo prima della gallinaUova di rettili molto più antiche delle galline e degli uccelli moderni.Dati fossili
Genetica/microbiologiaUovo prima (in senso ampio)Le mutazioni che definiscono una nuova specie avvengono nel patrimonio genetico dell’embrione, che si sviluppa all’interno di un uovo.Consenso della biologia evolutiva
Linguistica/definizionaleGallina prima (per definizione)“Uovo di gallina” solo se deposto da una gallina; soluzione semantica, non biologica.Alcuni scienziati e filosofi
Filosofia e paradossiNessuna risposta univocaQuesito come problema di causalità circolare e causa prima.Tradizione filosofica

La struttura del paradosso

La forza del rompicapo sta proprio nella sua circolarità perfetta. Una gallina nasce da un uovo, ma un uovo deve essere deposto da una gallina. Ogni tentativo di identificare un punto di partenza rimanda inevitabilmente all’altro elemento della coppia. Non c’è via d’uscita all’interno della struttura logica del problema.

Aristotele lo usava per illustrare il concetto di regressione infinita e la necessità di postulare un primo motore immobile. Per i filosofi medievali diventava un modo per discutere della creazione divina. Per la logica moderna è un esempio di come le premesse di un ragionamento possano intrappolare il pensiero in circolo senza soluzione.

C’è un trucco. Per uscire dal loop è necessario riconoscere che il paradosso funziona solo se si accettano alcune premesse nascoste. Tre, in questo caso. La prima è che gallina e uovo siano categorie discrete e ben definite. La seconda è che debba esistere per forza un primo esemplare assoluto di ciascuna categoria. La terza è che la trasformazione da una generazione all’altra debba avvenire in modo istantaneo e completo.

Evoluzione e categorie mentali

L’evoluzione biologica smonta tutte queste premesse. Non esistono confini netti tra le specie ma solo convenzioni tassonomiche applicate a un flusso continuo di variazioni genetiche. Nessun animale si è mai svegliato appartenendo a una specie diversa da quella dei suoi genitori. Le categorie che usiamo per classificare il vivente sono strumenti concettuali utili ma non rappresentano discontinuità reali nella natura.

A un certo punto della storia evolutiva un uccello proto-gallina ha deposto un uovo contenente un embrione con determinate caratteristiche genetiche. Se definiamo arbitrariamente quelle caratteristiche come sufficienti per parlare di gallina, allora l’uovo è venuto prima. Ma si tratta appunto di una definizione arbitraria applicata retroattivamente a un processo graduale.

La biologia non risolve il paradosso, semplicemente mostra che era mal posto. Come chiedere quale sia nato prima, il rosso o l’arancione nello spettro continuo della luce. La domanda presuppone confini che non esistono nella realtà fisica ma solo nelle nostre categorie mentali.

Il valore del paradosso

Questo non rende il paradosso inutile. Al contrario, la sua persistenza nella cultura umana dimostra quanto sia profonda la nostra tendenza a pensare per categorie discrete. Il cervello funziona classificando, separando, definendo confini. È un modo efficace di gestire la complessità del mondo ma può diventare un ostacolo quando la realtà non si adatta alle nostre griglie concettuali.

Quindi, nel XXI secolo, quando stiamo cercando di mandare delle persone su Marte e mentre lavoriamo alla creazione dei computer quantistici, che senso ha chiedersi ancora se viene prima l’uovo o la gallina? In realtà, il paradosso dell’uovo e della gallina rimane prezioso proprio perché continua a metterci di fronte ai limiti del pensiero categorico. Non serve risolverlo con la scienza, serve usarlo come promemoria. È un invito a verificare sempre quali presupposti nascosti danno forma alle nostre domande e quanto queste domande stesse plasmino le risposte che siamo in grado di trovare. Ci dice più su di noi, insomma, che non sulle galline e le uova.

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