Perché nel 2026 viene presentata una nuova fotocamera compatta come la Ricoh GR IV Monochrome, con sensore in bianco e nero?
Già sembra un controsenso lanciare una fotocamera compatta nell’epoca degli smartphone capaci di scattare foto da 200 megapixel. E poi farlo con un apparecchio in bianco e nero, che costa quasi duemila euro nell’epoca dei sensori che promettono fedeltà cromatica assoluta, sembra quasi follia.
Eppure, esiste un segmento di mercato fotografico che si muove nella direzione opposta, eliminando deliberatamente ogni traccia di colore dai propri prodotti. Non si tratta di nostalgia o di esercizi di stile, anche se certamente esiste qualche appassionato feticista della pellicola in bianco e nero o del dogma delle foto senza colori. Invece, si tratta di una scelta tecnica precisa che produce risultati misurabili, perché non viene applicato semplicemente un filtro software che trasforma le immagini in bianco e nero, ma c’è invece un sensore diverso, privo della tecnologia (la principale è il filtro di Bayer) che permette ai fotodiodi di “percepire” il colore.

Il filtro di Bayer
Per capire cosa succede bisogna capire come una fotocamera “vede” il mondo e come fa a percepire il colore. Le fotocamere digitali monocromatiche rimuovono dal sensore il filtro Bayer, il tipo di griglia più diffusa sui sensori, dotata di elementi colorati rossi, verdi e blu che normalmente copre ogni fotosito per catturare le informazioni cromatiche. La griglia fa in modo che ciascun fotodiodo catturi solo la luce di uno dei tre colori primari e non gli altri due. Questo permette al sensore di “vedere” il mondo a colori, ma ne riduce la sensibilità, perché passa complessivamente meno luce (in un’immagine con luce prevalentemente verde, solo i fotositi con filtro verde ricevono luce, gli altri no).
Detto in altre parole, senza lo strato del filtro di Bayer ogni pixel può registrare il cento per cento della luce incidente anziché il trenta-quaranta per cento filtrato. Il guadagno si traduce in due o tre stop di sensibilità aggiuntiva, risoluzione effettiva raddoppiata e rumore digitale drasticamente ridotto.

Ecco la spiegazione tecnica per cui ha senso produrre sensori senza il filtro di Bayer (o le tecnologie equivalenti). A parità di dimensione, sono molto più sensibili. Detto in un altro modo: un sensore full frame “rende” come un medio formato. Marchi come la tedesca Leica producono questi apparecchi da oltre un decennio, con modelli come la serie “Monochrom” (senza la “e” finale, perché è la parola tedesca per “monocromatico”) che oggi ha superato la terza generazione.
La “compatta” Q3 Monochrom con obiettivo fisso monta un sensore full-frame da 60 megapixel retroilluminato, ottiene un range dinamico di quindici stop e può lavorare da ISO 125 fino a 100.000 con grana fine anche alle sensibilità estreme. Il prezzo si attesta sui seimila euro (la serie M va a novemila euro per il solo corpo), cifra che colloca questo strumento in una fascia premium dove la qualità pura vale più della versatilità. Perché, ovviamente, fa foto solo in bianco e nero: non è possibile invertire il processo e riportarle a colori.
Dalla strada alle stelle
Pentax (che fa parte del gruppo giapponese Ricoh) ha seguito una filosofia diversa con la K-3 III Monochrome, reflex con sensore APS-C da 26 megapixel venduta attorno ai duemila euro. Il sensore elimina sia il filtro Bayer che il filtro passa-basso, massimizzando nitidezza e dettaglio. L’autofocus ibrido fase-contrasto la rende adatta a soggetti in movimento, territorio tradizionalmente precluso ai telemetri Leica. La robustezza weather-sealed e il range ISO fino a 1,6 milioni la rendono uno strumento per fotografi d’azione che vogliono lavorare in bianco e nero.
E poi arriviamo all’ultima novità: dopo alcuni anni di indiscrezioni, all’inizio di questo 2026 Ricoh ha lanciato la GR IV Monochrome, compatta tascabile con sensore APS-C da 25,7 megapixel, utilizzando un approccio diverso anche dalla K-3. Il formato ridotto non limita le prestazioni: stabilizzazione a cinque assi da sei stop, autofocus phase-detect e memoria interna da 53 gigabyte (in pratica, un piccolo SSD incorporato). Costa meno di duemila euro (il prezzo consigliato dal distributore è 1800 euro) e porta la fotografia monocromatica pura nel formato street più essenziale. La serie GR, nata a pellicola negli anni Novanta e transitata nel digitale con una serie di piccole macchine di alta qualità e focale fissa da 28mm, è considerata infatti la più completa per scattare immagini “rubate” per la strada.
Confronto tecnico
| Caratteristica | Leica Q3 Monochrome | Ricoh GR IV Monochrome |
|---|---|---|
| Sensore | Full-frame 60MP BSI CMOS | APS-C 25.7MP retroilluminato |
| Obiettivo | Fisso 28mm f/1.7 Summilux | Fisso 18.3mm f/2.8 (28mm eq.) |
| ISO range | 125-100.000 | 160-409.600 |
| Stabilizzatore | IBIS 5-assi (8 stop) | IBIS 5-assi (6 stop) |
| Autofocus | Contrast-detect avanzato | Phase-detect ibrido |
| Video | 8K/30p, 4K/120p | 4K (non specificato) |
| Memoria | SD duale | Interna 53GB + SD |
| Prezzo stimato | ~6.000 USD | ~2.000 USD |
| Dimensioni | 144x108x92 mm, 743g | Tascabile (~GR III: 109x62x33mm) |
Infine, l’ultima fotocamera totalmente in bianco e nero è la Sigma. Nicchia della nicchia, macchina per appassionati e cultori del prodotto. Ebbene, Sigma completa il panorama con la fp Monochrome, mirrorless modulare full-frame da 24 megapixel pensata per usi ibridi foto-video. La filosofia progettuale privilegia compattezza e configurabilità, permettendo montaggi personalizzati per applicazioni creative o scientifiche.
Il vantaggio invisibile
L’eliminazione del filtro Bayer produce benefici che vanno oltre i semplici numeri. La demosaicizzazione, processo attraverso il quale il software ricostruisce i colori interpolando i dati dei pixel adiacenti che filtrano la luce di diversi colori, introduce artefatti, moiré e perdita di microdettagli. Un sensore monocromatico non ha un mosaico di filtri e quindi registra luminanza pura senza alcuna elaborazione intermedia. Il risultato è nitidezza nativa su ogni pixel, texture organiche simili alla pellicola analogica e transizioni tonali continue. Registra immagini più belle, insomma.

A cosa serve tutto questo? Una nicchia in cui i sensori monocromatici sono molto usati è l’astrofotografia: un campo in cui i sensori monocromatici dominano. Lavorano nativamente con filtri narrowband che isolano lunghezze d’onda specifiche come idrogeno-alfa e ossigeno, ottenendo efficienza fino al novanta per cento contro il trenta-cinquanta dei sensori Bayer. Le sessioni di ripresa si accorciano di due terzi grazie alla maggiore sensibilità, mentre il crosstalk ridotto tra pixel produce stelle puntiformi anche in esposizioni lunghe.
La fotografia notturna, soprattutto paesaggistica, beneficia degli stessi vantaggi. Scene urbane buie o cieli con inquinamento luminoso richiedono tempi di esposizione ridotti e grana fine ad alti ISO. Un sensore monocromatico offre immagini pulite a ISO 12.800 paragonabili a ISO 3200 sui modelli a colori, ampliando il margine operativo in condizioni estreme.
Confronto tecnico
| Caratteristica | Pentax K-3 III Monochrome | Leica Monochrom (M11/Q3) |
|---|---|---|
| Sensore | APS-C 26MP | Full-frame 60MP |
| Prezzo base | ~2.000 USD | 6.000-9.000 USD |
| Mirino | OVF pentaprisma 1.05x | EVF 5.76M o OVF ottico |
| Autofocus | Phase/contrast ibrido, tracking | Contrast-detect puro |
| ISO range | 200-1.6M, low noise | 125-100k, sensibilità top |
| Video | 4K/60p C4K | 8K/30p su Q3 |
Scegliere il vincolo
Attenzione, le foto però sono solo in bianco e nero. Il processo, come abbiamo detto, non è reversibile: non è come applicare un filtro su una foto a colori. Invece, i sensori monocromatici semplicemente non possono registrare immagini a colori (Ricoh con la GR IV ha messo un filtro rosso all’obiettivo che serve per aumentare il contrasto delle foto a colori, non a colorare la scena).
Questi apparecchi rappresentano quindi una scommessa sul vincolo creativo. Chi li acquista rinuncia definitivamente al colore, accettando una visione del mondo totalmente “daltonica”, in cui si vede attraverso i toni del grigio. Non esistono conversioni retroattive o post-produzioni che recuperino informazioni cromatiche. La decisione è definitiva al momento dello scatto, come accadeva con la pellicola in bianco e nero.
A quanto pare, però, il mercato premia questa radicalità. Testate americane come PetaPixel e DPReview documentano come la domanda resti stabile nonostante prezzi elevati e funzionalità limitate rispetto alle controparti a colori. La clientela è composta da fotografi artistici, astrofili e professionisti che hanno fatto del bianco e nero il loro linguaggio esclusivo.

Le specifiche tecniche confermano il divario prestazionale. Confrontando Pentax K-3 III Monochrome e Leica M11 o Q3 Monochrom emergono filosofie diverse: la prima privilegia versatilità action e autofocus rapido su sensore APS-C, la seconda dettaglio estremo e resa tonale cinematografica su full-frame. Entrambi superano nettamente qualsiasi conversione digitale da file RAW a colori. GR IV Monochrome di Ricoh invece porta il gusto dell’attimo decisivo delle immagini street stile Cartier-Bresson o la saturazione estrema nel “mosso” sporco di Daido Moriyama.
Certo, rimangono prodotti di nicchia destinati a restare tali. Ma dimostrano che nel 2026 l’innovazione fotografica non passa necessariamente dall’aggiungere funzioni, ma anche dal sottrarle con precisione chirurgica.
Alcune fonti di questo articolo:
- https://petapixel.com/2025/11/20/leica-q3-monochrom-review-q3-is-back-in-black-and-white/
- https://fotocult.it/ricoh-gr-iv-monochrome-28-mm-26-megapixel-bianco-e-nero-compatta-aps-c/
- https://www.dpreview.com/reviews/leica-q3-monochrom-review
- https://www.fotografia.it/news/leica-non-e-piu-sola-ecco-ricoh-gr-iv-monochrome/
- https://gizchina.it/2026/01/ricoh-gr-iv-monochrome-ufficiale-specifiche-prezzo/
- https://www.diyphotography.net/pentax-k3-monochrome-review-what-a-great-camera/
- https://www.pentaxforums.com/reviews/pentax-k-3-mark-iii-monochrome-review/conclusion.html
- https://www.cameraclara.com/p/leica-monochrom-why-black-and-white

